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BOLZANO. Elena Artioli rilancia: la sua adesione alla associazione LiberalPd è solo la prima tappa di avvicinamento al Pd. Dopo la levata di scudi della assemblea provinciale del Pd, che ha decretato «nessuna intenzione di accettare Elena Artioli nel Pd», la consigliera provinciale ieri ha firmato una nota in cui tende il ramoscello di ulivo verso il partito e allo stesso tempo annuncia l’intenzione di aderire: l’ingresso in LiberalPd «può essere considerata come la prima tappa di un percorso di avvicinamento che abbia un approdo finale nei tempi e nei modi stabiliti dal Pd stesso». E il Pd è il partito «al quale vorrei appartenere». Insomma, la consigliera prova a calmare le acque accettando la linea che è di molti, ovvero che una sua iscrizione al partito non è esclusa ma richiederà «un percorso», la parola più gettonata in queste ore, cioè un periodo di attesa. Lunedì Elena Artioli dava come possibile un suo ingresso nel gruppo consiliare del Pd «come indipendente». C’è stato ieri un colloquio con il capogruppo Roberto Bizzo, cui spetterebbe l’assenso, ma Bizzo in sostanza ha chiuso le porte, «non adesso» (vedi articolo in questa pagina). Insomma, serve il percorso...
Nel Pd tuttavia si lavora per stoppare comunque quella che viene considerata una brusca fuga in fuga in avanti. La segretaria Liliana Di Fede sarà oggi a Roma, dove dovrebbe incontrare Lorenzo Guerini, portavoce del Pd. Un robusto pressing è stato avviato anche con la vice segretaria nazionale del Pd Debora Serracchiani. «La spregiudicatezza con cui è avvenuta l’operazione è deplorevole. Confido in un ripensamento di LiberalPd», accusa Liliana Di Fede. L’obiettivo di buona parte della assemblea, spiega Alessandro Huber, «è ottenere da Enzo Bianco, presidente di LiberalPd, la cancellazione della nomina di Elena Artioli a coordinatrice provinciale della associazione. Il problema è che da Roma stanno dicendo che una parte del Pd di Bolzano avrebbe appoggiato l’operazione». Si cercano le tracce. Primo Schönsberg si è dimesso dalla segreteria provinciale per protesta. Liliana Di Fede ha respinto le dimissioni e chiesto al consigliere comunale di attendere. Un paletto già piantato è il nuovo regolamento sul tesseramento, che prevede due anni di attesa per gli eletti del centrodestra e un anno per chi proviene da altri partiti: Liliana Di Fede aveva proposto sei mesi, è stata accolta in assemblea la modifica più restrittiva di Sergio Bonagura. Critico il presidente della assemblea Mauro Randi: «Ci sono già gli strumenti per frenare accessi ritenuti incompatibili. Questo è solo un arroccamento». Elena Artioli si rivolge così al Pd: «Valuto molto positivamente il fatto che il Pd provinciale si sia dichiarato inclusivo e aperto, considerando un percorso condiviso e un lasso di tempo ragionevole per potervi fare parte per chi proviene, come la sottoscritta, da una lista civica. Sto attuando da tempo un percorso profondo e convinto di avvicinamento al Partito democratico, che mi ha portato a prendere le distanze, già da tempo e più volte, da alcune azioni poste in essere in passato, certamente frutto di inesperienza ma mai di cattiva fede o inclinazioni illiberali». Il riferimento è allo speck leghista offerto davanti al centro islamico. Renzi è il leader «nel quale mi sono riconosciuta appieno», capace di modernizzare il paese. Alessandro Bertinazzo (segretario Psi) fa sapere che «se dovessero entrare a fare parte del gruppo dirigente del Pd personaggi come l’Artioli, per quello che politicamente rappresenta, il rapporto tra Pd e Psi verrebbe interrotto immediatamente». Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) ha chiesto chiarezza ieri nella seduta dei capigruppo provinciali: c’è un voto in più per la maggioranza? «Non ho ottenuto alcuna risposta», riferisce Urzì. (fr.g.)
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