BRUNICO. Cornelia Brugger va avanti in consiglio comunale a Brunico senza Pd e i Democratici faranno ripartire il loro lavoro in Val Pusteria senza la loro rappresentante ufficiale. Liliana Di Fede, segretario regionale del Pd, prende atto dell'addio di Brugger e guarda avanti. La Pusteria come la Venosta: “Il partito lì navigava in sordina, poi si è organizzato un circolo a Silandro e ora abbiamo consiglieri comunali e un assessore. Anche in Pusteria si può e si deve fare un ottimo lavoro. È un territorio vivace”.

Per ora c'è solo un commissario che se ne occupa, da Bressanone.

“Bisogna ripartire da persone integrate nelle comunità e desiderose di impegnarsi per la propria gente, come era e rimane Cornelia Brugger. Qui siamo tutti volontari”.

Sì, ma quelle persone chi le cerca, le seleziona?

“Occorre promuovere il lavoro sul territorio e poi da lì emergeranno i profili giusti”.

Quindi il Pd ce l'ha un progetto per la Pusteria, non l'ha abbandonata?

“Non se ne parla nemmeno di abbandonarla”.

Brugger se n’è andata perché, dice, il Pd ha svoltato a centrodestra, perfino a destra.

“Nel partito ci sono e ci sono sempre state varie posizioni”.

Un esempio di Brugger: posizione favorevole sull'aeroporto.

“Mah, io sono contraria. L'ho detto, nel partito ci sono posizioni diverse”.

Altro esempio, stavolta nazionale: l'alleanza con Verdini.

“Talvolta entrano in gioco alleanze tecniche. A Bolzano le alleanze con certe forze contribuiscono ad ampliare certe visioni”.

A proposito di Bolzano, la Pusteria si sente considerata un po' ai margini.

“Negli ultimi tempi, è chiaro, ci siamo concentrati sul capoluogo, con buoni risultati”.

Insomma, continuo a citare la vostra ex consigliera, non si sente alla guida di un partito “interessato a conservare l'esistente, in termini di potere”.

“Siamo il partito delle riforme, direi. Andiamo avanti giorno dopo giorno e la prossima grande sfida è il referendum costituzionale, in vista del quale ci impegniamo a coinvolgere tutti i cittadini. Poi, le riforme si possono condividere o meno. Le scelte, si sa, creano anche dissenso. Ma resta l'impegno al servizio della gente”.

Anche del gruppo linguistico tedesco?

“Ognuno tende a guardare al proprio settore, al proprio ambito… Ripeto, non è facile percorrere la via delle riforme. C'è chi sceglie di andare avanti e chi no. Mi chiede se il Pd è un partito perfetto? No, le dico, non è perfetto, abbiamo fatto errori. Ma guardiamo ancora a Bolzano: lì in tanti si sono messi in gioco”.

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