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BOLZANO. Dimezzare l'indennità mensile lorda dei consiglieri regionali, che attualmente ammonta a circa 12.000 euro, portandola a 6.500 euro, comprensivi dei 1.500 di quota previdenziale da versare individualmente, ricalcolare i vitalizi già assegnati sulla base delle indennità attualizzate e dei contributi già versati, eliminare la diaria esentasse. Queste le proposte del disegno di legge, presentato ieri dal gruppo consiliare regionale del Movimento 5 Stelle sul trattamento economico e l'abolizione del vitalizio dei membri del consiglio regionale.
I consiglieri pentastellati Filippo Degasperi, Manuela Bottamedi e Paul Köllensperger sostengono che il ddl consente di bypassare la questione della non retroattività e abrogare così la legge del 2012 sul regime previdenziale dei membri del consiglio regionale, facendo appello a più sentenze della Corte costituzionale, «in cui il principio della ragionevolezza è prioritario e in cui si consente l'intervento su indennità e acconti previdenziali in caso di evidenti disuguaglianze». «Se fosse approvato - hanno affermato i tre consiglieri - il nostro disegno di legge riporterebbe nella casse del consiglio regionale l'intero Fondo family, in cui sono confluiti oltre 30 milioni di euro dei contributi versati dai politici».
«In pratica si rivede l'indennità percepita dai consiglieri che diviene parametro di ricalcolo per il passato, dato che per il futuro i vitalizi vengono aboliti di ufficio; gli acconti versati ai consiglieri e le relative quote del Fondo family andranno restituiti, come anche parte dei vitalizi già percepiti in passato dagli ex-consiglieri, ricalcolati secondo la nuova e finalmente equa indennità prevista dal disegno di legge» sottolinea Köllensperger.
Secondo il Movimento 5 Stelle «la Regione non è un ente pensionistico e i vitalizi non sono assimilabili a trattamenti pensionistici», così che «la retroattività degli interventi proposti nel ddl è in questo caso legittima (l'ordinamento la esclude espressamente solo per le norme penali), perché ristabilisce i già citati criteri costituzionali di ragionevolezza, equità e giustizia nelle norme precedenti che andavano a regolamentare la materia ovvero in quelle contenute nella giustamente famigerata legge regionale n. 6 del 2012».


