Bolzano. Le dimissioni di Fioramonti da ministro della scuola e dell'università piovono sul Conservatorio e lo scuotono un poco. «Con lui avevamo concordato un protocollo di avanzamento verso la nostra trasformazione in facoltà che si dovrà adesso riassemblare» dicono al Monteverdi. Ma c'è di più.

Perché anche lo schema di sostituzione al dicastero elaborata dal governo avrà una pronta ricaduta sul futuro dell'istituzione musicale bolzanina. Ora infatti le competenze prima assorbite da Fioramonti sono state sdoppiate: la scuola è andata a Lucia Azzolina, l'università e la ricerca a Gaetano Manfredi, rettore dell'ateneo napoletano. Una soluzione controversa.

Ma evidentemente funzionale al mantenimento degli equilibri tra alleati all'interno dell'esecutivo e adottata per almeno due ragioni: le perplessità emerse sulla figura professionale della Azzolina, soltanto un paio di giorni fa indicata come subentrante “in toto” a Fioramonti e, una volta esclusa questa ipotesi di massima, per preservare l'immagine complessiva dei grillini sul tavolo politico.

«Ma ora siamo ad bivio» aggiungono dal Monteverdi. E la ragione è presto detta: se il conservatorio bolzanino verrà “agganciato” al dicastero della scuola, e dunque a Lucia Azzolina, starebbe a significare che l'istituto resta parificato, almeno come premessa, ad una scuola di musica, se invece, al contrario, fosse Gaetano Manfredi l'interfaccia significherebbe automaticamente che il conservatorio stesso è visto come un ateneo o una facoltà in fieri. «Aspettiamo notizie da Roma» dicono con un senso di preoccupata attesa negli uffici del Monteverdi. Se sarà il rettore dell'Università di Napoli l'interlocutore di questo processo in essere per trasformare il conservatorio in facoltà di Musica, a Bolzano sarebbero molto rassicurati rispetto al loro orizzonte futuro. Il quale orizzonte, tuttavia , mantiene intatte le sue speranze. "«Stiamo procedendo» dicono infatti le due “pars”.

In sostanza la bozza di accordo che era stata raggiunta, anche per l'intervento esplicito dell'ex ministro («il conservatorio è pronto per diventare facoltà» aveva detto Fioramonti l'estate scorsa ) tra i rappresentanti di unibz e del Monteverdi, sembra essere confermata. E ormai perfezionata a tal punto da poter difficilmente essere rimessa in discussione. E prevede un passaggio molto meno traumatico per docenti e quadri del Monteverdi dentro la struttura universitaria di quanto era apparso agli esordi della trattativa, quando sia il nuovo senato accademico che lo stesso posizionamento del corpo insegnante erano stati posti in una posizione di sussidiarietà per non di dire di dipendenza rispetto alla docenza Unibz in senso stretto.

Lo stesso governatore era stato esplicito nel condividere la richiesta del conservatorio. Che era stata: «Il Monteverdi sarà facoltà, non inserito nella facoltà...».

L'ansia rispetto a quale dei due ministri verrà trasferito il «dossier Monteverdi» è giustificata anche da una esigenza puramente amministrativa: sarà infatti il dicastero competente a dover porre la propria firma sul documento ufficiale che ridisegnerà il futuro del conservatorio assieme, naturalmente, alla Provincia.

Niente di più probabile, dunque, che una volta definita la figura dell'interlocutore ministeriale della questione (e, come detto, già agganciare Bolzano a Manfredi, neo ministro dell'Università, sarebbe una gran bella notizia per i docenti del conservatorio ...), sia in programma un viaggio dei rappresentanti del corpo docente e della direzione a Roma per riprendere i contatti.

E anche, probabilmente, dello stesso Arno Kompatscher, in quanto "dominus" politico e territoriale della vertenza. Ecco quindi che, una volta concluso questo periodo di festività, al Monteverdi attenderanno da un giorno all'altro una lettera di contatti da Roma.

Da parte del neo ministro competente. Se sarà la Azzolina o Manfredi si capirà se il passo in avanti verso la trasformazione del conservatorio in facoltà universitaria sarà decisivo e dirimente.

In ogni caso, anche l'ipotesi di attribuzioni meno augurabile, significherà la riapertura del tavolo di trattativa ma su un livello comunque molto più avanzato rispetto ai mesi scorsi. E con tanti equivoci e incomprensioni, tra le due sponde di piazza Domenicani, ormai sgombrati dal campo.

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