BOLZANO. Discarica abusiva preoccupante quella rinvenuta ieri poco lontano dall’aeroporto, vista la presenza di rifiuti inquinanti o potenzialmente tali. Con un paio di misteri: delle polveri colorate e un coniglio nutrito e curato che non esce da un cilindro, ma da una cassa di legno abbandonata. La scoperta è degli agenti del nucleo di prossimità della polizia municipale coordinato dalla tenente Nives Fedel.

La zona è l’Agruzzo (tra Bolzano e Laives), esattamente al limite con la recinzione che delimita la pista aeroportuale, ma su un terreno privato. Dopo una segnalazione, dunque, i vigili si sono recati sul posto e hanno stilato l’elenco dei rifiuti abbandonati e nascosti tra la vegetazione su un terreno sterrato. Nel dettaglio mattoni, assi, travi, pezzi di mobili o elementi d’arredamento, piastrelle, parquet, cataste di legname, apparecchi elettronici smontati e, come detto, tre frigoriferi e un coniglio curato come fosse domestico. Il tutto appare come il residuo di una ristrutturazione con conferimento dei rifiuti secondo una modalità “fai da te” invece di trasportarli al centro di raccolta.

Un ritrovamento che comporta una serie di conseguenze come spiega il direttore dell’ufficio tutela ambiente del Comune Renato Spazzini. «Si tratta di operazioni che, in seguito alle segnalazioni dei cittadini o della guardia di finanza in volo, portiamo a termine periodicamente. In questo caso bisogna considerare che i frigoriferi sono certamente prodotti inquinanti perchè presentano una serie di componentistiche pericolose».

Tra queste viene sottolineato dalla municipale il gas refrigerante ancora presente all’interno degli impianti. «Non solo quelle - continua Spazzini - poi c’è naturalmente il discorso delle polveri colorate. Come da prassi, non avendo potuto individuare immediatamente la loro natura, le abbiamo destinate al laboratorio per un’analisi approfondita. Operazione che è già cominciata e che nei prossimi giorni porterà ad una serie di risultati. In base a quelli prenderemo le contromisure necessarie per riportare la zona in completa sicurezzza».

Due, dunque, i possibili scenari. «Sì, abbiamo la semplice rimozione e pulizia o anche la bonifica. La seconda scatta in caso ci accertassimo di un inquinamento più in profondità. L’intera opera sarà a carico del privato che viene sollecitato dal Comune entro una scadenza a provvedere a proprie spese. In caso contrario, comunque raro, procede la mano pubblica rivogendosi poi ai proprietari per il rimborso».

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