BOLZANO. Unisce i docenti attorno a una protesta che valica la riforma e riguarda la concezione stessa del ruolo dell’insegnante. Cambiato, modificato, probabilmente sempre più difficile da interpretare.

Ieri, dentro l’assemblea e la protesta di chi sta dietro le cattedre, c’era anche questo in una giornata nervosa sul fronte professionale. In centinaia hanno partecipato al dibattito, a tratti molto acceso, con i sindacati nell’aula magna dell’Iti Galilei, e al flash mob su ponte Talvera.

«Il nucleo centrale della questione è che stanno trasformando le scuole in aziende», la sintesi estrema della rappresentante Uil Silvia Cadamuro. «Tutto questo ha ricadute ideologie nelle applicazioni di dettaglio della riforma. Pensiamo al potere che viene conferito nelle mani dei dirigenti che possono decidere chi reclutare e che indirizzo scientifico dare alla scuola nella redazione dei piani dell’offerta formativa».

Saranno i presidi ad avere sempre maggiore discrezionalità nella scelta degli insegnanti della propria scuola, oltre che avere il potere di decidere cosa insegnare agli studenti, seppure nell’ambito di quanto predisposto dalle linee guida nazionali.

«Mi devono spiegare - interviene l’insegnante del Galilei Raffaele Fiorini - dall’alto di quali competenze un dirigente può giudicare, per esempio, uno specialista di filosofia od elettrotecnica. Su cosa ci basiamo? Sui voti che lui stesso assegna agli alunni? Sul giudizio degli studenti? Dei colleghi? Entriamo in un margine soggettivo che è troppo complesso».

La questione della valutazione degli insegnanti, d’altronde, è vecchia e complicata come la genesi dell’uovo o della gallina. Figuriamoci quando da questo può dipendere una cattedra per un intero anno scolastico.

Il ruolo del dirigente, però, non è l’unico sul tavolo della discussione. Ci sarebbe, per esempio, anche l’esclusione della provincia altoatesina dal piano assunzioni di centomila docenti più volte rimarcato dal premier Matteo Renzi.

«Palazzo Widmann ha già fatto sapere che non ha intenzione di ampliare la pianta organica in quel modo, quindi non vanno conteggiate per il nostro territorio quelle assunzioni»: l’opinione di Stefano Fidenti della Cgil secondo cui “la nostra specificità ci distanzia dal resto d’Italia”.

Intanto la contrattazione collettiva è bloccata dal 2009. «Hanno calcolato - sottolinea l’insegnante Franco Zadra - che rinnovarlo costerebbe circa 35 miliardi allo Stato Italiano. È la misura di quanti soldi ci sono stati sottratti in questi anni in cui non si è stati capaci di sedersi a un tavolo per intavolare delle trattative di sviluppo. Va fatta chiarezza, infine, su tutti quei professionisti che hanno seguito e concluso il corso di abilitazione Tfa. Sono ancora tra coloro che sono sospesi senza sapere esattamente, nel meccanismo dei concorsi, quanto può valere questo attestato formativo».

Shishi Sefidvash, insegnante di inglese della scuola Rosmini, ha toccato un altro aspetto: «Chiediamo valutazioni che siano il più oggettive possibili senza prestare il fianco a possibili nepotismi».

Qualcuno calca la mano sui sindacati «incapaci di essere efficaci verso il mondo mediatico per far parlare di più dei temi specifici di questa riforma».

La confessione a cuore aperto arriva infine da una professoressa di cui, ovviamente, teniamo l’anonimato.

«Il nostro lavoro ha perso dignità - dice - perché spesso siamo addirittura costretti a dare una sufficienza invece che un’insufficienza per ragioni di opportunità. Pressioni dei vertici, ma anche minacce fisiche di genitori fuori dall’ambito scolastico. Abbiamo le mani legate».