BRUNICO. Nel mese di settembre dodici giovani di Brunico e dintorni, fra i 18 e i 26 anni, hanno passato una settimana impegnati a lavorare nei terreni confiscati alla 'ndrangheta nel borgo di Pentidattilo, in provincia di Reggio Calabria.

Il progetto, che era stato organizzato anche lo scorso anno, è stato promosso dal collettivo "Arci Diverkstatt" e dallo "Jugenddienst" del decanato di Brunico in collaborazione con l'Arci di Reggio Calabria e ha avuto come obiettivo mostrare un Meridione diverso da quello rappresentato dai i luoghi comuni che lo vogliono passivo di fronte allo strapotere della criminalità organizzata.

Ciò che i ragazzi pusteresi hanno potuto osservare nel corso della loro settimana è stata una rete di associazionismo attivo che potrebbe sembrare inimmaginabile se si considerano le risorse limitate e la scarsa attenzione su cui può contare da parte delle istituzioni: un numero consistente di uomini, donne, giovani, anziani, forze dell'ordine, collaboratori di giustizia e familiari delle vittime di mafia, tutti impegnati in una difficile lotta contro un sistema troppe volte sottovalutato o deliberatamente ignorato dalla politica.

Come i giovani protagonisti hanno avuto modo di constatare, il problema non riguarda infatti unicamente i singoli affiliati alle cosche mafiose, un numero abbastanza limitato di persone, ma tutta quella "area grigia" rappresentata dalla maggioranza della società civile che l'omertà indotta dalla paura trattiene, impedendo di denunciare ingiustizie e soprusi che quotidianamente vengono subiti.

Molti sono ciò nonostante gli esempi di persone che si oppongono a questo stato di cose, esempi che sono stati riproposti ai giovani che hanno partecipato a questa iniziativa del collettivo Arci-Diverkstatt e dello Jugenddienst di Brunico, uno fra tutti è quello di Tiberio Bentivoglio, un commerciante reggino. Nel 1992, Bentivoglio ebbe per primo il coraggio di opporsi al pagamento del "pizzo" sporgendo denuncia. Da allora la sua attività è stata distrutta numerose volte, ha dovuto sopportare intimidazioni, boicottaggi, l'isolamento da parte della comunità, fino a un tentato omicidio nel 2011. Oggi Bentivoglio vive sotto scorta e il suo esercizio commerciale è protetto da un presidio permanente dell'esercito. Ciò nonostante il commerciante è fermamente determinato a proseguire la sua battaglia per la legalità, per una città libera dal giogo della 'ndrangheta, in cui regni la normalità e sia possibile aprire un negozio senza chiedere il permesso alla famiglia che controlla il quartiere, in cui non si corra il rischio di essere colpiti accidentalmente da un proiettile durante un regolamento di conti fra malavitosi.

Il contributo dei giovani pusteresi a chi ogni giorno si impegna e lotta per questi obiettivi è stato quello di lavorare negli uliveti e negli agrumeti confiscati ai boss della piana di Melito Porto Salvo: a testimonianza del fatto che un terreno tolto alla criminalità può diventare un bene collettivo a disposizione di tutti, un presidio di legalità in una terra difficile, una fonte di reddito e di produzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA