BOLZANO. Dalla copertina bianca spuntano due occhioni scuri che cercano la mamma. James pesa poco meno di tre chili ed è nato quattro giorni fa all’ospedale San Maurizio.

Stella, 20 anni, profuga nigeriana, venerdì pomeriggio era in stazione a Bolzano, in attesa al binario tre del treno diretto a Monaco, quando si è sentita male. Avrebbe voluto partire comunque, perché lei e suo marito da alcuni giorni stavano cercando di prendere quel treno senza riuscirci, ma il dolore delle doglie era troppo forte. I primi a soccorrerla sono stati gli uomini della Polfer, diretti dal dirigente Vincenzo Tommaseo. Hanno chiamato la centrale del 118 ed è stata accompagnata al San Maurizio. Un paio di ore dopo, nel reparto di ostetricia, diretto dal primario Sergio Messini, è arrivato James a portare un po’ di speranza nella vita disperata di Stella e del suo compagno.

Oggi, massimo domani, mamma e neonato verranno dimessi. Dove andranno? Facile immaginarlo: di nuovo in stazione.

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Stella, in realtà, racconta che torneranno a Milano, dove lei a febbraio aveva raggiunto suo marito: «Vogliamo restare in Italia». Quasi sicuramente non è così: la meta della famigliola - che però non si può dire - è la stessa delle decine di disperati che ogni giorno arrivano a Bolzano con la speranza di superare i controlli e arrivare in Germania, dove ricominciare. Ma vengono bloccati, fatti scendere dai treni, si cerca - se accettano - di identificarli: a quel punto però - in base al Trattato Dublino tre - per loro scatta l’obbligo di fare richiesta d’asilo in Italia. Che è quello che non vogliono, perché il sogno per chi scappa da guerre e miseria è il Nord Europa.

«Io - racconta la neomamma - sono partita dalla Nigeria e ho vissuto e lavorato in Libia due anni. Ma ormai era diventato troppo pericoloso restare lì». Stella era incinta quando ha deciso di scappare.

«La barca era piccola e su c’erano più di 700 persone. È stato tremendo: il viaggio è durato 17 ore».

Sbarcata sulle coste siciliane è arrivata a febbraio a Milano, dove ad attenderla c’era suo marito. Sono stati assistiti da un’associazione che si occupa dei profughi.

Fino a quando hanno deciso di ricominciare il viaggio verso Nord. Ma il parto era ormai imminente. Stella e suo marito sono arrivati a Bolzano già una settimana fa: lei ha cominciato ad avere qualche problema ed è finita in ospedale. Avrebbero voluto trattenerla, si è fatta dimettere ed è tornata in stazione. Sempre con quel chiodo fisso in testa: la Germania. James però non ha voluto aspettare ed è venuto al mondo in Alto Adige, costringendo mamma e papà a rinviare il viaggio.