BOLZANO. Le Dolomiti hanno un nuovo cantore che al posto della penna o della chitarra utilizza pentole e fornelli. In questi giorni sono state riportate al centro della scena gastronomica grazie allo chef Norbert Niederkofler con l’incontro annuale di «Cook the Mountain», (“Cucina la montagna”), che si è svolto nei rifugi di Plan de Corones. sopra a Brunico. Dopo le tappe nei Paesi Baschi, in Tirolo, a Roma e a Milano durante Expo, il progetto di Norbert Niederkofler ritorna dove tutto è iniziato, a giugno 2014. Sulle sue amate montange in Alto Adige. A pochi chilometri dal ristorante St. Hubertus, che ha appena celebrato i 290 anni dall’apertura.

Norbert Niederkofler con Thorsten Probost

Sono passati due anni da quando lo chef del St. Hubertus Rosa Alpina (due stelle Michelin a San Cassiano), ha chiamato a raccolta colleghi ed esperti da tutto il mondo per valorizzare la gastronomia di montagna, nei suoi aspetti prettamente culinari ma anche in quelli culturali. Una rete che, partendo da contadini e pastori e arrivando a sociologi e naturalisti, creasse un modello di sviluppo valido dalle Ande alle Alpi, che puntasse all’innovazione ma avesse i piedi ben radicati nelle tradizioni montane. Quest’anno il «Base Camp 2016» si è svolto a Plan de Corones, in Val Pusteria, nel cuore delle Dolomiti più scenografiche.

Alois Lageder con Norbert Niederkofler

Gli esploratori di questo weekend del gusto, che si è tenuto sabato e domenica, 10 e 11 settembre 2016, sono giornalisti, esperti del settore e ovviamente, gli chef. L’attività di approfondimento delle tematiche sulla cultura gastronomica della montagna si è svolta con attività “erranti” tra i prati e i boschi a 2000 metri di altitudine. Tra antiche malghe, si sono tenute escursioni botaniche per conoscere i prodotti e, soprattutto, le erbe che crescono a queste altitudini, tra cui, ad esempio, il carciofo selvatico. E poi scambi di opinioni per lanciare idee per lo sviluppo del progetto in campo culturale, economico e sociale, partendo dai temi della gastronomia e del patrimonio agroalimentare. L’esplorazione del futuro della cucina di montagna è stata guidata dal professor Alessandro Garofalo, titolare di Idee Associate, società attiva nello sviluppo creativo di nuovi product-concept e della formazione manageriale innovativa outdoor.

Lo chef stellato Norbert Niederkofler ai fornelli

La meta? Condividere idee e opinioni sulla cucina di montagna. “Think tank” e workshop di vario tipo, ma anche degustazioni. Lo scopo non è solo riflettere sulla sostenibilità ambientale di una cucina ad alta quota, ma anche sul suo peso (e sul suo prezzo) a livello di sostenibilità sociale. Tra gli chef partecipanti Rodolfo Guzman (Boragó a Santiago del Cile), Giancarlo Morelli (Pomiroeu di Seregno), Ivan Milani (Piano 35 a Torino), Thorsten Probost (Burg Vital Resort di Lech) e Giorgio Ravelli (Brooksbys Walk, Londra). Poi molti rappresentanti del mondo della montagna, come Luigi Spagnolli direttore dell’Ufficio caccia e pesca per parlare della convivenza tra paesaggio culturale e realtà faunistica. Il nuovo direttore del Soccorso alpino Cnsas Giorgio Gajer che ha parlato delle problematiche riguardanti l’impatto degli sport estremi sulla montagna e dei pericoli che rappresenta il turismo di alta montagna improvvisato e non attrezzato. Interessante anche l’intervento del produttore Alois Lageder che ha raccontato la sua esperienza di viticoltore attento agli equilibri ambientali. Infine, naturalmente Norbert Niederkofler, sempre più impegnato nella valorizzazione di una cucina e dei prodotti che rispettano l’ambiente. Quello culturale della montagna in primo luogo.