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BOLZANO. Robert Benedetti, uno degli amici più cari, riassume tutto in una frase: «Tutti quando muoiono diventano grandi, ma George no: lui era un grande già da vivo». George è George McAnthony, il cantante country morto venerdì d'infarto a 45 anni in una spiagga a Terracina. La notizia si è diffusa in un attimo e già venerdì notte molte delle persone più vicine a George (il suo vero nome era Georg Spitaler) sapevano della tragedia. Ieri è stata la giornata del dolore, e dell'incredulità.
Ancora Benedetti: «George non beveva, non fumava, non era malato. Stava attento a tutto. Mai nemmeno un incidente. E poi muore così di colpo... È molto dura da accettare. L'unica consolazione ora è pensare che in cielo sta suonando per suo papà, suo fratello e il suo cane Lucky». Nato ad Appiano, residente ancora a Ganda, George McAnthony da giovane ha perso il padre (si chiamava Anton: da qui il nome d'arte) e in seguito anche uno dei suoi due fratelli. Era molto legato all'altro fratello, Gerhard, e alla mamma Dora.
«Ma da qualche anno - racconta ancora Robert- aveva trovato l'amore della vita, Luciana. Lei girava con lui anche per concerti, insegnava ballo country a chi andava a sentirlo... Erano una coppia meravigliosa, lui era felice e sereno e di recente mi aveva confessato: "Tutto adesso funziona". E invece...». Luciana era con lui anche su quella spiaggia, venerdì (ieri avrebbe dovuto tenere un concerto a Vico, sempre nel Lazio): a un certo punto, racconta Roberto, «lo ha visto barcollare e accasciarsi al suolo»; è subito intervenuto un bagnino e dopo i primi soccorsi è stato portato in ospedale a Terracina, ma invano.
I funerali di George si terranno martedì alle 16 nella chiesa parrocchiale di San Michele Appiano; oggi e domani alle 19.30 nella chiesa San Giuseppe si terrà un rosario. George McAnthony scoprì la musica country da giovanissimo e oggi, dopo oltre 20 anni di attività, aveva fan in tutta Italia: e infatti in queste settimane aveva concerti programmati ovunque, da Jesolo a Cuneo, da Ferrara ad Aosta, e anche in Francia e Svizzera.
I suoi spettacoli erano molto amati (spesso si esibiva come «one-man-band», suonando più strumenti contemporaneamente) ma aveva alle spalle anche 14 album ed esperienze anche negli Usa. «La verità - lo ricorda il musicista e amico Agostino Accarrino - è che George è stato probabilmente l'unico vero professionista della musica in Alto Adige. Molti vivono di musica ma nessuno ci si è dedicato come lui. Eppure è sempre rimasto genuino. La sua non era una "parte", amava veramente quella musica e quel tipo di vita. Era un uomo "country" anche se andava a passeggiare per gli affari suoi... Veramente un musicista unico. E una grande persona, molto impegnata. La sua scomparsa ci lascia un grande vuoto».
Ecco: l'impegno sociale. Tutti gli amici ricordano George McAnthony come un uomo generoso. Dice Francesco Tono: «Aveva un cuore enorme». Benedetti: «Era una di quelle persone che puoi chiamare a mezzanotte dicendo che ti si è rotta la macchina in autostrada, e sei sicuro che verrà a prenderti. Quando gli chiesi di darmi una mano per l'associazione "Il sorriso" per bambini down non ci pensò nemmeno un istante a dire di sì e con me, Agostino e Graziano scrisse una canzone che poi suonò dal vivo». E Accarrino: «Non era uno che faceva serate per raccogliere soldi e poi darli a chissà chi: lui in Etiopia ci andava davvero e usava le sue conoscenze di falegname per insegnare alla gente a fare pozzi». (m.r.)
Ancora Benedetti: «George non beveva, non fumava, non era malato. Stava attento a tutto. Mai nemmeno un incidente. E poi muore così di colpo... È molto dura da accettare. L'unica consolazione ora è pensare che in cielo sta suonando per suo papà, suo fratello e il suo cane Lucky». Nato ad Appiano, residente ancora a Ganda, George McAnthony da giovane ha perso il padre (si chiamava Anton: da qui il nome d'arte) e in seguito anche uno dei suoi due fratelli. Era molto legato all'altro fratello, Gerhard, e alla mamma Dora.
«Ma da qualche anno - racconta ancora Robert- aveva trovato l'amore della vita, Luciana. Lei girava con lui anche per concerti, insegnava ballo country a chi andava a sentirlo... Erano una coppia meravigliosa, lui era felice e sereno e di recente mi aveva confessato: "Tutto adesso funziona". E invece...». Luciana era con lui anche su quella spiaggia, venerdì (ieri avrebbe dovuto tenere un concerto a Vico, sempre nel Lazio): a un certo punto, racconta Roberto, «lo ha visto barcollare e accasciarsi al suolo»; è subito intervenuto un bagnino e dopo i primi soccorsi è stato portato in ospedale a Terracina, ma invano.
I funerali di George si terranno martedì alle 16 nella chiesa parrocchiale di San Michele Appiano; oggi e domani alle 19.30 nella chiesa San Giuseppe si terrà un rosario. George McAnthony scoprì la musica country da giovanissimo e oggi, dopo oltre 20 anni di attività, aveva fan in tutta Italia: e infatti in queste settimane aveva concerti programmati ovunque, da Jesolo a Cuneo, da Ferrara ad Aosta, e anche in Francia e Svizzera.
I suoi spettacoli erano molto amati (spesso si esibiva come «one-man-band», suonando più strumenti contemporaneamente) ma aveva alle spalle anche 14 album ed esperienze anche negli Usa. «La verità - lo ricorda il musicista e amico Agostino Accarrino - è che George è stato probabilmente l'unico vero professionista della musica in Alto Adige. Molti vivono di musica ma nessuno ci si è dedicato come lui. Eppure è sempre rimasto genuino. La sua non era una "parte", amava veramente quella musica e quel tipo di vita. Era un uomo "country" anche se andava a passeggiare per gli affari suoi... Veramente un musicista unico. E una grande persona, molto impegnata. La sua scomparsa ci lascia un grande vuoto».
Ecco: l'impegno sociale. Tutti gli amici ricordano George McAnthony come un uomo generoso. Dice Francesco Tono: «Aveva un cuore enorme». Benedetti: «Era una di quelle persone che puoi chiamare a mezzanotte dicendo che ti si è rotta la macchina in autostrada, e sei sicuro che verrà a prenderti. Quando gli chiesi di darmi una mano per l'associazione "Il sorriso" per bambini down non ci pensò nemmeno un istante a dire di sì e con me, Agostino e Graziano scrisse una canzone che poi suonò dal vivo». E Accarrino: «Non era uno che faceva serate per raccogliere soldi e poi darli a chissà chi: lui in Etiopia ci andava davvero e usava le sue conoscenze di falegname per insegnare alla gente a fare pozzi». (m.r.)
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