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BOLZANO. Le liberalizzazioni un risultato lo hanno raggiunto: sono riuscite a mettere d’accordo piccoli negozianti e sindacati sull’inutilità dell’ostinarsi a parlare di aperture domenicali a tutti i costi. Mentre infatti da un lato le sigle riunite di Cgil, Cisl, Uil e Asgb ieri mattina denunciavano la mancanza di vantaggi nell’offerta commerciale continuata sette giorni su sette, dall’altro lato i titolari dei piccoli punti vendita all’interno del Twenty non facevano mistero di essere praticamente costretti ad aprire, ben coscienti di finire in perdita, perché trascinati dalle decisioni delle grandi catene (Mediaworld, Aspiag e Scarpe e Scarpe) presenti nel centro commerciale, che a loro volta hanno sposato la causa di rincorrere le altrettanto grandi catene del centro (Zara e H&M). Il problema però, denunciano anche i sindacati, è che i danni collaterali di questa corsa al liberismo, li pagano solamente i più deboli.
L’assemblea. «Le domeniche non portano vantaggi sul fronte prezzi, né su quello occupazionale». Le organizzazioni sindacali denunciano che con le liberalizzazioni si crea lavoro precario, dal momento che i lavoratori sono stati in prevalenza assunti con contratti a termine, in gran parte non confermati. Numerose aziende altoatesine stanno attraversando un periodo di crisi con cassa integrazioni, contratti di solidarietà o, nei casi più frequenti, accordi di mobilità, cioè licenziamenti, con conseguente perdita di potere d’acquisto. Una recente rilevazione di Confcommercio ha stabilito che i consumi nel mese di febbraio 2013 sono diminuiti, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, del 3,6%. In questo clima, qualcuno si domanda, a chi serve ancora aprire di domenica. Per le organizzazioni sindacali il problema è strettamente collegato all’espansione urbanistica commerciale. Il raddoppio del Twenty, la possibile apertura di nuovi centri commerciali a Bolzano sud e il progetto dell’imprenditore Benko in pieno centro storico, proiettano il capoluogo al pari delle grandi metropoli italiane, ma questa improvvisa espansione commerciale rimane nei confini di una città poco sopra i 100 mila abitanti e in una provincia di 500 mila.
Chi paga. Intanto i piccoli commercianti del Twenty fanno i conti, registratore di cassa alla mano, del fatturato di domenicale con un occhio al meteo e alla bella stagione in arrivo. «Domenica scorsa ho chiuso la giornata con un incasso di 97 euro - confessa sconsolato Gennaro Pelliccia, titolare del Pizza e Fichi - e il costo di gestione della giornata è di circa 400 euro, perché ero da solo; ho passato la giornata a guardare le partite».
I dati ufficiali di questo primo esperimento parlano di una media di 5 mila ingressi nel centro commerciale contro una media infrasettimanale di 7 mila e un picco del sabato di 13 mila: un numero decisamente basso. Il problema non è solo aprire i negozi, afferma il pizzaiolo, «ma creare anche le attrazioni per far venire la gente qui invece che andare a passeggio in montagna o prendere il sole sul Talvera; se ci fosse un cinema, un bowling o una palestra di roccia, allora forse aprire avrebbe senso». Ma così il gioco non vale la candela, e bisogna sottostare alla volontà del calcolo dei millesimi: «Mediaworld e Interspar da soli valgono quanto tutti gli altri messi insieme - spiega Pelliccia - perché il calcolo si fa sui metri quadri e non sul numero degli esercizi, alle riunioni non ci vado nemmeno più». La conferma arriva, ma con qualche distinguo, anche dalla titolare del tabacchino Claudia Grande. «Avevamo già deciso di fare un esperimento fino alla fine di maggio, e spero che a quel punto ci ritroveremo per parlarne: sono convinta che sia inutile andare oltre, l’estate non viene anima viva, ne potremo riparlare in autunno, altrimenti ci facciamo del male».
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