PHOTO
BOLZANO. Cresce la resistenza verso il lavoro domenicale. È un fenomeno in crescita, documentato dall’analisi dell’Ipl, l’Istituto promozione lavoratori, che ha dedicato una parte del tradizionale Barometro estivo a questo tema, con rilevazioni tra i lavoratori dipendenti.
Sull’altro piatto della bilancia va collocato un aumento degli acquisti domenicali, che nelle sue diverse gradazioni (da spesso a raramente) in due anni passa dal 42% al 52,4% (dati 2014 e 2016). In ogni caso, solo il 6% dei lavoratori dipendenti altoatesini dichiara di effettuare spesso acquisti di domenica. L’Alto Adige è una terra a cavallo tra due tradizioni commerciali e culturali sul tema del lavoro festivo: in Italia la liberalizzazione degli orari è cosa fatta, mentre in Austria e Germania negozi e centri commerciali la domenica restano chiusi.
In questa pagina pubblichiamo tre tabelle esaustive. Tra i dati più significativi, il 66% dei contrari alle aperture domenicali, il 47,6% di persone che dichiarano di non effettuare mai acquisti domenicali, contro il 29,9% di raramente, 16,5% qualche volta e 6% spesso.
La vera novità, sottolinea l’Ipl, è che «diminuisce la disponibilità a lavorare di domenica. Rispetto a due anni fa, i lavoratori associano in misura ancora più marcata la domenica libera alla famiglia e alla qualità della vita». Alla domanda sull’eventuale incidenza negativa del lavoro domenicale sulla vita privata e familiare, il 54% risponde «molto», rispetto al 46% di due anni fa. Si deve aggiungere un 24% di «abbastanza», un 15% di poco. Solo il 7% risponde «niente».
«Abbiamo l’obbligo politico di prendere sul serio questa esigenza e di intervenire possibilmente attraverso una legge provinciale, d’intesa con la Provincia di Trento e con la contrattazione», dichiara il presidente dell’Ipl Toni Serafini. La legge potrebbe essere ora possibile, ricorda l’Ipl: «Di recente il governo provinciale è riuscito a riportare in Alto Adige la competenza in materia di pianificazione urbanistica del settore commerciale grazie ad una norma di attuazione dello Statuto d’autonomia». L’Ipl, attraverso Stefan Perini, sottolinea le differenze tra città e periferia: «In ambito rurale una maggiore percentuale di lavoratori dipendenti si esprime contraria alla apertura domenicale dei negozi. In ambito rurale sono il 68%, a fronte del 61% nelle città. Per quanto concerne le abitudini di acquisto, il 56% di chi abita in zone rurali indica di non fare mai acquisti la domenica. Per chi vive in città la percentuale scende al 33%. Queste differenze si spiegano per l'offerta maggiore di negozi aperti la domenica nelle città. Minime, invece, le differenze tra ambiente cittadino e rurale per quanto concerne la potenziale incidenza negativa del lavoro domenicale sulla vita privata e familiare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


