SALORNO. Don Paolo Crescini, 44 anni, è il parroco di Salorno dal 2007 e cinque anni gli sono stati più che sufficienti per capire che una delle priorità, in paese, è rappresentata dalla scarsa integrazione dei nomadi. Si tratta di una ventina di sinti, tre famiglie in tutto, che risiedono in alloggi Ipes e in diverse occasioni hanno creato problemi di ordine pubblico. La popolazione, o meglio una parte di essa, ha iniziato a manifestare segni di insofferenza e i più esagitati il mese scorso sono arrivati a danneggiare la tomba di Gugliemo Pasquale, capostipite della famiglia, e della moglie Natalina. I figli hanno denunciato il raid vandalico ai carabinieri e, per fortuna, non ci sono state ripicche.

Don Paolo, a Salorno c’è una certa insofferenza per la presenza dei nomadi mentre l’integrazione degli stranieri - arrivati ormai al 20% - sta via via migliorando sebbene siano arrivati dopo. Perché?

«Nei confronti degli stranieri c’è un approccio diverso. I residenti sanno che, quasi tutti, cercano e trovano un posto di lavoro. Con il passare degli anni gli immigrati si sono avvicinati alla popolazione autoctona e si sono integrati. I residenti hanno sviluppato, quasi naturalmente, un sentimento di accoglienza. I nomadi, invece, hanno una cultura diversa e non sempre lavorano».

Tanto che c’è chi si chiede di cosa vivano. Lei si è fatto un’idea?

«Non so come stanno esattamente le cose ma diversi parrocchiani mi hanno chiesto in più occasioni se vi siano finanziamenti occulti da parte della Caritas provinciale, che ha sempre negato. Io stesso, in ogni caso, non so se vi siano canali di finanziamento pubblici alternativi».

È per questo che il Consiglio parrocchiale ha accettato la proposta della Caritas di organizzare delle conferenze per “sdoganare” il tema nomadi?

«Sì, la Caritas ci ha chiesto di poterne parlare apertamente, in modo franco, grazie a una serie di conferenze e seminari che potranno fugare i sospetti di molti. In paese la gente parla anche di questo. Ignorarlo sarebbe sbagliato. Ben venga, pertanto, la proposta della Caritas. Sarà un’importante occasione di confronto e crescita per tutti».

Cosa ha pensato quando le hanno raccontato del raid vandalico contro la tomba dei Pasquale al cimitero?

«Purtroppo c’è chi ha interesse a creare tensioni, ad alimentare lo scontro e non si cura delle possibili conseguenze di gesti deplorevoli come questo. Per fortuna questo episodio, che mi auguro resti isolato, non ha portato ad altre liti o risse che avrebbero potuto contribuire a esacerbare gli animi. Una volta si litigava tra paesi, mentre oggi il bersaglio - almeno a Salorno - sembrano essere i nomadi. Su questo tema possiamo e dobbiamo fare tutti di più».

Conferenze e seminari sul tema sinti serviranno a qualcosa?

«Credo e spero di sì ma mi auguro soprattutto che siano in molti a partecipare».

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