BOLZANO. Saranno una decina, questa mattina, i sindacalisti della Uil che si recheranno a Roma per un’iniziativa dedicata al contrasto della violenza contro le donne. Un convegno che, questa volta, si concentrerà sul ruolo degli uomini, riflettendo sulle cause che innescano certi comportamenti. Una prospettiva particolare che incuriosisce anche gli altoatesini. «Andremo in molti», annuncia Toni Serafini, segretario generale della Uil, «perché è importante fermarsi a pensare a questo fenomeno. È fondamentale che lo facciano anche gli uomini, ponendosi delle domande importanti, senza banalizzare».

I DATI IN CITTÀ. L’occasione è utile per monitorare il fenomeno anche a Bolzano attraverso i dati raccolti dall’osservatorio comunale della rete anti violenza (che raggruppa i servizi Assb e le associazioni Gea, Alloggi protetti, La Strada-Der Weg). La buona notizia è che le campagne di sensibilizzazione sembrano dare qualche risultato nelle nuove generazioni. In un solo anno, dal 2014 al 2015, la percentuale dei violenti under 30 in città è crollata dal 25 al 5,4%. I giovani, insomma, sembrano beneficiare di una cultura che sta cambiando. La maggioranza degli aggressori continua ad essere tra i 31 e i 45 anni (53%) mentre ad allarmare è la crescita degli over 65 al 42%. Per quanto riguarda la provenienza dei violenti, continuano ad essere gli altoatesini i principali aggressori con il 58% dei casi (in flessione, però, del 7% rispetto al 2014). Crescono del 5% gli uomini provenienti da paesi dell’Europa orientale (23%). Ridotta, invece, la percentuale degli africani (11%) e di chi proviene da altri Paesi (8%).

Che rapporto hanno le vittime con i violenti? Nel 48% dei casi si tratta del partner attuale, fidanzato o coniuge che sia. Cresce in modo preoccupante il ruolo degli ex partner, che raggiungono il 25% con episodi reiterati. Minore, infine, il fenomeno della violenza causata da parenti o amici (9%)o da sconosciuti (8%).

UNA RIFLESSIONE CULTURALE.

«È molto importante che gli uomini si fermino a pensare», commenta la presidente dell’associazione Gea Gabriella Kustatscher, «Nessuno vuole puntare il dito contro un genere, ma proprio per questo è bene pensare a come possano scattare quei meccanismi di possesso e potenza che ingenerano la violenza in alcuni uomini». Difficile, a volte, ridurre tutto a una sola causa. «Ci confrontiamo con un sistema culturale che vuole l’uomo potente nell’uso della forza e spesso in competizione quando si trova all’esterno. Anche con gli altri maschi. Ci sono tante strade per cui si insinua questo preconcetto. Pensiamo, per esempio, alla mitologia che si studia a scuola: l’uomo, forte e virile, deve spesso resistere alla donna tentatrice, peccatrice oppure strega del male», ragiona ancora.

E nel mondo di oggi?

«Quante volte sentiamo dire ai bambini la frase “un uomo non deve piangere”?

In questo modo privi un individuo di una libertà espressiva pazzesca. Già lo reprimi e crei del rischio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA