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BOLZANO. «Le chiamate al nostro centro antiviolenza sono raddoppiate nei giorni immediatamente successivi al femminicidio di Giulia Cecchettin. Una tragedia che, vista la risonanza, ha spinto tante donne a tirare fuori un coraggio notevole. Ora le segnalazioni sono già tornate alla normalità, ma la lotta non finisce qui: è importante non abbassare la guardia». L’appello è di Christine Clignon, presidente di Gea, l’associazione per la solidarietà femminile contro la violenza.
Il fatto che Giulia fosse una normale laureanda, così come l’ex fidanzato Filippo Turetta, ha fatto emergere la consapevolezza del rischio. Per chiunque. E così centinaia di episodi di abusi e minacce in tutta Italia sono stati segnalati e denunciati. Il boom di chiamate si è avuto in Veneto, ma anche Bolzano, purtroppo, è coinvolta da vicino. Basta scorrere i dati di fine anno raccolti dalla Gea: 285 accessi, più 20% rispetto al 2022. Più 50% rispetto a dieci anni fa.
Il servizio (numero verde 800276433) è gratuito: spazia dalla consulenza classica, dove si esprimono sentimenti e problemi personali, a quella legale con un avvocato. Il rischio, tuttavia, è che l’effetto Giulia svanisca col tempo. «Alle donne dico di non smettere di prendere posizione per contribuire a creare un terreno fertile. Per il presente e per le prossime generazioni», aggiunge Clignon.
La violenza di genere è in progressivo aumento: fisica, sessuale, psicologica ed economica. Una non esclude l’altra. La conferma arriva dagli uffici della Questura di Bolzano: in un anno (nel 2023) sono state 374 le pratiche di Codice Rosso a seguito di denuncia o di un intervento di una volante della polizia. Cinquantanove gli indagati, con 48 casi di allontanamento del soggetto violento e divieti di avvicinamento.
Sono stati inoltre emanati 24 ammonimenti (21 per atti persecutori e 3 per violenza domestica). Quattro uomini, colpevoli di uno stalking reiterato, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria. «La denuncia? Non basta, o meglio non risolve il problema», spiega Clignon, «La vittima ne può uscire solo attraverso un determinato percorso, individualizzato, in cui vengono messe in atto le misure adatte».
I dati preoccupanti
Da Sigrid Gröber, trentanovenne, lasciata morire al gelo lo scorso febbraio a Merano, a Celine Frei Mazohl, 21 anni, il cui corpo ad agosto è stato martoriato da colui che diceva di amarla. Dal 1992, sono in totale 33 le donne uccise in Alto Adige dal proprio partner, dall'ex partner o da un parente maschio. Quella domestica è la forma di violenza più diffusa anche secondo i dati di Gea, precisamente nel 91% dei casi. Mentre nella quasi totalità degli episodi (96%) il soggetto maltrattante è l’uomo.
Numeri alla mano, nel 2022 sono state 600 le persone che hanno richiesto consulenza e sostegno ai consultori altoatesini: 130 donne e 122 minori sono stati accolti in strutture residenziali. Sedici di loro (i casi più complicati), assieme a cinque bambini, sono state ospitate presso la “Casa delle donne”, appartamenti a indirizzo segreto che permettono di allontanarsi da situazioni di pericolo. «Le richieste sono tantissime, 95 solo quest’anno», sottolinea ancora Christine Clignon, «Molte donne vengono trasferite nelle strutture recettive, dove viene meno la solidarietà femminile e il percorso che ognuna deve intraprendere. Le risorse attuali non bastano più, è necessario un potenziamento dei centri d’ascolto. Il lavoro di prevenzione non diminuirà nei prossimi anni. Anzi sarà necessario affiancare sempre più donne, che fortunatamente stanno trovando la forza di reagire».
Dopo la marea rossa che ha sfilato il 26 novembre a Bolzano per la decima edizione della corsa contro la violenza sulle donne, il messaggio è passato forte e chiaro anche alle nuove generazioni. Un esempio? Al liceo Pascoli le studentesse raccolgono ogni giorno dei bigliettini anonimi in cui loro stesse descrivono delle situazioni di disagio e raccontano degli episodi di molestia. Poi se ne parla, ci si confronta e ci si educa a vicenda per contribuire a un definitivo cambio culturale.


