«Le responsabilità sono mie, perchè se si vede un figlio, che durante tutto l’anno è stato male, si deve capire e si deve cercare di parlargli». Lo ha detto Josef Schwazer, il padre del marciatore Alex escluso dalle Olimpiadi per doping. «L’ultima volta che è partito da qui - racconta davanti alla casa di famiglia con una voce rotta dal pianto - era distrutto. Forse l’ha fatto per non deludere gli altri. È stata al 100% la prima volta che ha fatto uso di queste sostanze».

Josef Schwazer parla ai cronisti, mentre suo figlio sta per il momento ancora chiuso in casa a Calice, una piccola frazione di Racines. «Per fortuna - dice suo padre - ha fatto solo questo. Si è liberato. Così non poteva andare avanti. Spero che adesso possa condurre una vita normale».

Secondo Josef Schwazer, suo figlio «psicologicamente non reggeva più. Si era chiuso in se stesso. Si allenava da solo. Spero di poter rimediare agli errori che ho fatto con lui». «Per Alex - ha aggiunto - oggi non è il giorno più brutto, il peggiore è quello che verrà. Ripeto, la colpa è mia. Nei momenti difficili serve un padre che riesca a stare vicino ad un figlio. Per questo chiedo perdono ad Alex. Tireremo avanti». L’uomo spera che Alex ora si goda la vita. «Era schiacciato da un peso che non riusciva più a sopportare. Ma ha una fidanzata speciale che gli sta accanto. Grazie a Carolina (la pattinatrice Kostner, ndr.), grazie a Michele (Didoni, il suo allenatore, ndr.)», ha concluso Josef Schwazer.

Durissimo il giudizio dire Reinhold Messner sulla vicenda: «Lo sport ormai si rende sempre più spesso ridicolo. Liberalizziamo il doping, oppure aboliamo l’agonismo. Non vedo altre vie d’uscita. Mi dispiace moltissimo per Alex Schwazer, che poteva anche vincere. Questa notizia - aggiunge - sembra la conferma che oggi senza doping non arrivi più da nessuna parte. Lo dico senza voler diffamare nessuno. Lo sport è ormai solo più un grande circo che costa molti soldi, ma non ha più alcuna credibilità. Ho avuto la fortuna anagrafica, ovvero che all’epoca mia non esisteva ancora il doping», conclude Messner.