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BOLZANO. «È stato un attimo e quella notte la mia vita è cambiata per sempre. Quando mi hanno detto che avrei passato il resto dei miei giorni su una carrozzina, mi sembrava impossibile. Anche perché a 20 anni non pensi che certe cose possano succedere a te. Sono passati tre anni da allora, ho ricominciato a vivere e soprattutto a sognare. Spero di trovare degli sponsor: il mio obiettivo è Rio de Janeiro 2016. Le Paralimpiadi». Ivan Tratter, che abita a San Genesio e oggi ha 22 anni, ne aveva 19 il 15 gennaio del 2011, quando una serata passata con gli amici nella zona sciistica di San Martino in Val Sarentina si è trasformata in tragedia.
«Eravamo stati a divertirci in una baita, poi quando era ormai buio abbiamo deciso di scendere a valle. Non avevamo la slitta e abbiamo usato uno di quei materassi che vengono messi nei punti più rischiosi delle piste, per evitare conseguenze gravi in caso di cadute. Eravamo io e un mio amico: il materasso ha preso velocità e non siamo riusciti più a controllarlo. Lui è finito in mezzo alla neve e fortunatamente non si è fatto nulla. Io, purtroppo, sono stato scaraventato contro un albero. Non sono morto, ma i danni alla colonna vertebrale sono stati gravissimi».
Dopo un lungo periodo di riabilitazione in un centro specializzato in Austria, Tratter è tornato nella sua casa, a San Genesio. E lì è cominciata la fase più difficile, quella dell’accettazione della nuova realtà. C’è chi si chiude in se stesso e chi non si arrende. Ivan fa parte del secondo gruppo.
«Un amico - racconta - mi aveva parlato dell’Associazione sportiva disabili Alto Adige e ho deciso di andare a vedere». Prima uscita con il gruppo, così tanto per familiarizzare un po’, a Salisburgo.
«La giornata era pessima - ricorda oggi Markus Kompatscher, presidente del sodalizio - pioveva a dirotto, ma lui aveva voluto partecipare comunque alla gita. Il clima del gruppo gli è piaciuto subito e ha deciso che valeva la pensa provare».
L’Associazione sportiva disabili ha 106 iscritti e sei sezioni che spaziano tra sci alpino, sci nordico, tennis, hockey, bici, sitbal: Ivan ha puntato sul tennis.
«Mi è sempre piaciuto - racconta -: giocavo anche prima dell’incidente». All’inizio era più che altro un modo per socializzare e soprattutto tornare a vivere, ma col tempo è diventata una cosa seria.
«Ivan - dice il responsabile del settore tennis dell’associazione Martin Mair, costretto a muoversi in parte con le stampelle, in parte con la carrozzina dopo un incidente con il parapendio - è una promessa. Può davvero avere la possibilità di arrivare a Rio».
Alle Paralimpiadi mancano due anni e per centrare l’obiettivo ci sono una serie di tornei da fare in Italia e in Europa: bisogna acquisire il punteggio necessario per essere uno dei due atleti che l’Italia potrà schierare in Brasile.
Attualmente Tratter si allena con Alex Daltrotto, che è il suo primo sostenitore, quattro volte alla settimana sui campi di Lana. «Ma ovviamente - dice Mair - per andare alle Paralimpiadi, bisognerà intensificare gli allenamenti e sostenere i costi delle iscrizioni ai tornei e delle trasferte. Calcoliamo servano circa 90 mila euro: da soli non possiamo farcela. Per questo abbiamo deciso di aprire una sottoscrizione presso la Banca Popolare Bressanone Iban IT24H0585658220070570180181, intestato al Gruppo disabili Alto Adige. Causale: Paralimpiadi 2016».
Intanto, Ivan continua ad allenarsi. Solo pochi giorni fa sui campi di Lana ha vinto la Tirol Cup.
Se anche non dovesse riuscire ad andare a Rio, il tennis avrà comunque avuto il merito di avergli regalato nuovo entusiasmo e voglia di vivere.
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