BOLZANO. Sul doppio passaporto la frenata della Svp diventa ufficiale, attraverso l’Obmann Philipp Achammer, che fa capire quanto il suo partito non abbia fretta. «Non si faranno passi azzardati», annuncia Achammer durante l’incontro di inizio anno con i media, insieme al presidente Arno Kompatscher e al segretario organizzativo Gerhard Duregger. La Svp chiederà di dialogare con il governo austriaco di Sebastian Kurz (alleato con l’ultradestra della Fpö), che ha inserito la doppia cittadinanza per sudtirolesi e ladini nel programma di coalizione. Da Kompatscher e dalla squadra parlamentare, che si erano fatti carico delle sfuriate romane, era già sceso il gelo. Achammer ci mette il sigillo come capo del partito, che annuncia, «per quanto ci riguarda, questo non sarà il tema clou del 2018». Viene ancora rivendicata la piena legittimità della richiesta, «ma secondo lo schema che la Svp segue dal 2010, vale a dire doppio passaporto in chiave europea, per allargare le possibilità, non per legittimare nuovi nazionalismi e revisionismi». La sirena di allarme in via Brennero deve essere suonata con gli attacchi bruschi dei Freiheitlichen al vescovo Ivo Muser, sotto accusa per le sue parole sul doppio passaporto. «Mi chiedo: a cosa serve? La risposta è a nulla. Se non a creare nuove spaccature e a far alzare i toni nazionalistici», ha detto il vescovo al nostro giornale. Achammer difende il vescovo: «Nel 2018 deve essere possibile avviare una discussione civile su questo tema e deve essere garantito il diritto di critica. Ma non sta accadendo così. La discussione è stata danneggiata dagli attacchi sferrati verso chi critica». Così ancora Achammer: «Noi e il vescovo siamo sulle stesse posizioni, quando diciamo che il doppio passaporto non deve scatenare divisioni. Il vescovo poi lo ritiene non necessario, mentre secondo noi è una richiesta legittima, purché resti nell’ambito delle scelte individuali». Ma non temete che, anche sotto il «cappello» Svp dello spirito europeo, nella pratica il doppio passaporto potrebbe spaccare la società? «Ribadisco, speravamo in una discussione tranquilla. Non so se la nostra società sia pronta», è la conclusione di Achammer. Quanto a Kompatscher, non può che ribadire la sua visione ultra europea, con un ruolo speciale per l’Euregio e l’Alto Adige, cerniera tra cultura tedesca e cultura italiana, «piccola Europa nell’Europa, con tanti sostenitori, presa ad esempio quando di aprono crisi etniche». Passando alle elezioni politiche, la Svp terrà il 21 gennaio le primarie per la scelta dei propri candidati. La squadra si rinnoverà parzialmente, ricorda Achammer, «È una perdita per il partito rinunciare al contributo a Roma di Zeller, Alfreider e Berger». Achammer difende la scelta della linea blockfrei rispetto ad accordi nazionali («non necessari, senza premio di maggioranza»), ma chiude la porta al centrodestra: «Collaboreremo con i veri amici dell’autonomia, chi si è dimostrato tale anche in passato». Con Kompatscher ironizzano: «Adesso tutti si dichiarano fieri autonomisti e vorrebbero allearsi con noi». L’accordo nazionale con il Pd del 2013 ha portato, tra l’altro, 18 norme di attuazione, il patto finanziario con lo Stato, la legge sui ladini. Kompatscher, che ha parlato con Matteo Renzi e ieri ha visitato il premier Paolo Gentiloni, ribadisce il no della Svp a candidati per il collegio Bolzano-Bassa Atesina paracadutati dal Pd nazionale: «Avere candidati territoriali e riconoscibili come autonomisti, ho detto, non è solo una condizione per il nostro sostegno, ma anche per la loro stessa elezione». (fr.g.)