Bolzano. Corso Italia 34. Se ad un bolzanino di lunga data questo indirizzo fa venire in mente la vecchia sede Telefoni di Stato, le nuove generazioni lo ricorderanno per DRIN, sempre che l’idea ancora embrionale del Coworking riesca ad acquistare consistenza.

I presupposti per ora sembrano esserci, visti i numerosi eventi che orbitano attorno a DRIN.

Tra questi, prima di Natale, si è parlato di Impulsi Vivi, progetto finanziato dalla provincia per sostenere le imprese culturali sul territorio. L’obbiettivo è di fare da cassa di risonanza per idee innovative che abbiano un qualche risvolto culturale. Termine quest’ultimo da intendersi in senso lato, visto che i progetti sostenuti sono trasversali ai temi più disparati, spaziando dalla musica all’innovazione digitale. La coordinatrice dell’iniziativa Silvia Potente, spiega che Impulsi Vivi si rivolge ai giovani, anche in questo caso da intendersi in senso lato, visto che si va dai 18 ai 35 anni. Formarli e accompagnarli nel loro percorso, creando connessioni con le realtà presenti sul territorio. Percorso che non deve per forza essere lavorativo: dall’evento sono emerse chiaramente l´ esigenza e l´ intenzione, per le nuove generazioni, di immaginarsi nuove formule di concepire il lavoro del futuro, escogitando modi innovativi per incentrarlo più sulla realizzazione personale che sul guadagno.

Aperflix, Creating Digital Culture network, Rock your coffee, Educazione civica e Pop-up Recording Studios: i progetti presentati giorni fa sono tra i più disparati. Tracy Oberti e Giulia Ravelli ad esempio, avendo riflettuto sul fatto che la socialità sia ormai sempre più “social”, vogliono cercare di portare le relazioni virtuali nel mondo reale. Considerato che Netflix è diventato ormai l’ intrattenimento per antonomasia tra i giovani, hanno pensato ad Aperflix, un aperitivo per guardare e scambiarsi opinioni sulle serie televisive, creando occasioni per stare assieme. Forse può sembrare triste che servano addirittura dei progetti finanziati dalla Provincia per spingere le persone a trovarsi davanti ad un tavolo e passare del tempo in compagnia, parlando di film o di serie televisive. Evidentemente però, visto l’ isolamento al quale ci sta portando l’uso spasmodico dei social, c’è bisogno di questo per riscoprire assieme l’autenticità dei vecchi modi di socializzare. Se dei progetti potranno funzionare nell’intento, ben venga. È molto bello vedere che c’è la voglia di creare connessioni e occasioni di condivisione.

Durante la serata si è parlato di musica, natura e cultura digitale: i progetti presentate sono vari e, a seconda delle sensibilità individuali, li si possono considerare più o meno originali. Ciò che emerge in tutta la sua positività, però, è l’entusiasmo dei progettisti, che fa riflettere su come anche un’ idea semplice, se appoggiata e ben curata, possa fiorire e trovare un buon riscontro nella collettività. Tra il pubblico, molti giovani, tra i quali anche qualcuno che esprime senza timore il suo punto di vista. Come fa notare Meike Hollnaicher, studentessa tedesca ventitreenne dell’Università di Bolzano, i progetti presentati sono senz’altro da appoggiare, anche se le avrebbe fatto piacere una maggiore attenzione per i grandi temi del nostro tempo, come ecologia, sostegno ai più deboli o inclusione sociale. Per questo è contenta che, tra quelli che alla fine della serata si sono rivelati i tre finalisti di Impulsi Vivi, ci sia anche Educare al futuro, progetto del suo amico Emanuele Broglio. Emanuele ha 23 anni e sta scrivendo la sua tesi di laurea in Eco-social Design, percorso di studi di cui non è proprio così facile comprendere bene il contenuto ma che suona senz’altro molto accattivante. La sua idea è quella di organizzare in città un talk sull’educazione civica, visto che dal 2020 diventerà insegnamento obbligatorio nelle scuole. Emanuele cita Galimberti e sottolinea come sia importante che la scuola torni ad “educare” e non solo ad “istruire” gli studenti, facendoli maturare come esseri pensanti e attenti. Mentre espone le sue idee, spicca l’impronta sociale che vuole dare al suo progetto e il suo idealismo. Parlando di lavoro, dice che non sa cosa farà dopo la laurea. Ma è un “non so” con il sorriso: finché non tradirà le sue passioni non si sentirà disorientato. Al riguardo suonano confortanti e sulla stessa linea d’onda le parole di Elena Agosti, promotrice culturale di professione e in un certo senso l’ospite d’onore della serata. Lavora a partita Iva e a progetto, sa bene che il posto fisso, oggi, è spesso un miraggio, ma non lo considera neanche l’aspirazione della vita: lei segue le sue passioni e sono queste, per ora, la sua stabilità.