BOLZANO. Fatmir Muhaj, il presunto capo albanese della banda di Oltrisarco che controllava lo spaccio della droga pesante nel rione, è un soggetto «estremamente violento» che era riuscito ad instaurare nel quartiere un vero e proprio «clima di paura e terrore, facendo venire meno la sicurezza e l’ordine pubblico». E’ quanto si legge nella sentenza con cui il giudice Peter Michaeler lo ha condannato a 12 anni di reclusione (nonostante lo sconto di un terzo di pena per il rito abbreviato). Una condanna pesante anche perché il giudice gli ha negato tutte le attenuanti ritenendo provato che l’imputato (a cui però non è stata contestata assieme ai complici l’associazione a delinquere) guidasse i traffici per il rifornimento di cocaina in città, assumendo una posizione di promotore nell’attività criminale. Dalle numerose intercettazioni telefoniche e ambientali dell'indagine (durata 9 mesi e condotta magistralmente dai carabinieri) emerse quasi subito che Muhaj intendeva dimostrarsi «il boss» (cioè il capo) nei confronti di molti degli inquisiti. E come tale - secondo la Procura - avrebbe guidato determinate operazioni tra cui una riguardante l’approvvigionamento a Padova di 70 grammi di cocaina, recuperati però dalle forze dell’ordine nell’autovettura di altri tre indagati. Al di là dei singoli episodi di spaccio di cocaina e dell’organizzazione criminale messa in piedi nel rione, in sentenza il giovane albanese viene definito dal giudice «insensibile alle regole del civile convivere». Come esempi vengono citate anche precedenti sentenze che avevano portato dal 2015 in poi alla condanna del giovane albanese per diversi reati tra cui l’ interruzione continuata di un pubblico servizio (poichè pretendeva di poter saltare la fila, terrorizzando gli altri utenti che erano in attesa davanti agli sportelli del distretto sociale). Non solo. In sentenza il giudice ricorda le sentenze di condanna per l’aggressione di cittadini e pubblici ufficiali con lesioni inferte anche ad un agente della polizia municipale. Fatmir Muhaj - scrive il giudice - non rispetta neppure le regole impostegli dall’autorità pubblica come dimostrato dalla mancata osservanza delle misure imposte con la sorveglianza speciale. Anche in carcere, durante un periodo di detenzione cautelare, il giovane albanese avrebbe continuato a coordinare l’attività criminale legata allo smercio della droga in città. Dagli atti risulta anche che Muhaj intendesse recarsi in Albania per arruolare nuovi complici ed estendere l’attività criminale. A Oltrisarco amava comportarsi in maniera palesemente arrogante e violenta perchè intendeva essere considerato un boss da temere e, dunque, da non contrastare. A tal proposito il giudice cita in sentenza la disavventura di una residente nel quartiere che si trovò le gomme della propria auto bucate in quanto non aveva ceduto alle minacce dell’imputato il quale non accettava che potesse parcheggiare l’auto (su spazio pubblico) che solitamente utilizzava lui. Il giudice Peter Michaeler ritiene infine che il presunto «disturbo grave da uso di cocaina», di cui l’imputato soffrirebbe, non possa incidere sulla effettiva imputabilità del giovane boss in quanto non sarebbero state riscontrate «alterazioni patologiche permanenti» in grado di limitare la sua capacità di intendere e di volere.

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