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BOLZANO. Peter Koler, direttore del «Centro per la prevenzione delle dipendenze e la promozione della salute» non avrebbe mai immaginato di finire sotto i riflettori della stampa nazionale, così come non avrebbe mai pensato di dover discutere delle proprie idee e progetti con il sottosegretario di Stato Carlo Giovanardi, che si occupa di problemi che riguardano la famiglia ma anche le sostanze stupefacenti. Koler, infatti, oggi avrà un incontro con il politico in un programma radiofonico. A scatenare l'ira di Roma è stata un'intervista rilasciata dallo psicologo bolzanino ad un quotidiano nazionale, dove Koler elenca una serie di progetti attivi in diversi Paesi europei, che secondo il suo parere potrebbe diminuire il numero di tossicodipendenti anche in Italia. Uno dei progetti? «Trovare un metodo per implementare il mercato all'interno - ribadisce l'esperto bolzanino - Dobbiamo stare vicino a chi è già tossicodipendente. Regolarizzando il metodo si riuscirebbe a togliere ai narcotrafficanti potere. Poi perché non permettere la coltivazione di cannabis a livello privato?». Immediata la reazione del Dipartimento politiche antidroga, che da Roma attacca duramente l'esperto bolzanino: «Abbiamo cercato in tutti maggiori data-base scientifici nazionali e internazionali e in tutte le riviste, le più autorevoli, articoli scientifici che dovrebbero essere stati pubblicati dallo psicologo al fine di provare la validità delle proprie teorie, ma non esiste neppure l'ombra ed alcuna traccia di pubblicazione referata, che riportino a convalida delle affermazioni fatte - spiega il capo del dipartimento Giovanni Serpelloni - I divieti esplicitamente motivati associati alle deterrenze e contemporaneamente, un approccio bilanciato gratificante rinforzante i comportamenti positivi (per esempio il non uso di sostanze) in un contesto sociale e familiare dove sia molto chiaro ed esplicitato - anche attraverso la legislazione - che l'uso di sostanze e abuso alcolico è un comportamento negativo e un disvalore, condizionano lo sviluppo dei circuiti neuronali in grado di far acquisire stili di vita sani ai ragazzi, che diventeranno adulti». Ed infine conclude: «Restiamo inoltre meravigliati relativamente ai voli pindarici fatti nelle dichiarazioni rese alla stampa, di come la fornitura di sostanze o il mostrarsi adulti tolleranti verso tale uso verso i giovani, possa essere educativa e addirittura sconfiggere il mercato illegale della droga, come se bastase rendere più disponibile le sostanze ed essere più tolleranti verso l'uso, per ridurre i consumi». Koler, subito dopo avere saputo delle critiche, risponde senza scomporsi: «Io non ho mai detto di avere la soluzione in tasca - precisa sorridendo - Non dobbiamo valutare l'idea o il progetto. Prima di tutto va valutata la situazione attuale. Ogni anno, solo in Messico, 35 mila persone rimangono vittime della guerra tra narcotrafficanti. Ogni anno sempre più Stati decidono di entrare nel giro del mercato della droga. Ogni anno aumenta il numero di consumatori. Se riusciamo a convivere con questa realtà, allora va bene così. Io faccio prevenzione, non mi occupo di repressione. Con i miei metodi, in dieci anni di attività del centro, siamo riusciti a ridurre l'abuso di alcol in Alto Adige. Ho i dati. Non è fantascienza. Il problema è che nel resto d'Italia non esistono centri come il nostro e quindi manca la base. Apriamo gli occhi: la lotta alla droga ad oggi, con i metodi della repressione, non ha portato da nessuna parte. Cerchiamo quindi, insieme, di trovare strategie per implementare il circuito legale delle sostanze stupefacenti».
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