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BOLZANO. Nove perquisizioni domiciliari, 7 persone arrestate ieri mattina, altre 12 finite in manette dall’inizio dell’operazione, 31 denunciati e 60 acquirenti identificati: questo il bilancio di una maxi-operazione, che si è conclusa all’alba di ieri tra Bolzano e Laives. I carabinieri di Egna, coordinati dal capitano Renzo Tovazzi, hanno messo a segno un duro colpo contro lo spaccio in città. Durante l’inchiesta, partita a febbraio, gli inquirenti hanno arrestato dodici persone, sorprese a vendere eroina, cocaina, marijuana, hashish e metadone.
Ieri, invece, sono stati effettuati gli ultimi sette fermi. Si tratta dei bolzanini Gianfranco Favali, 57 anni, Jurghe Sarto, 34 anni, i fratelli Mirko e Massimiliano Manai, rispettivamente di 27 e 26 anni, e di Hosni Ali, algerino di 26 anni e i fratelli Ridha e Abdelfattah Amamou, di 38 e 35 anni. Gli uomini dell’Arma hanno sequestrato 360 grammi di eroina, 450 grammi di hashish, 90 grammi di cocaina, 600 ml di metadone e duemila euro in contanti. L’operazione è stata coordinata dal sostituto procuratore Igor Secco. Il giudice delle indagini preliminari Carlo Busato si è espresso in modo positivo per quanto riguarda il lavoro svolto dai carabinieri, dichiarando che l’inchiesta «può essere definita un modello investigativo». Lo hanno confermato il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Andrea Rispoli e il tenente colonnello Giacomo Barone. Ieri mattina, complessivamente, sono stati impiegati 75 carabinieri e due unità cinofila antidroga durante le nove perquisizioni domiciliari. Una è stata effettuata vicino a Rimini, dove uno dei bolzanini aveva iniziato a lavorare da pochi giorni come animatore turistico. I militari hanno spiegato che la droga proveniva soprattutto dalla Lombardia e dal Veneto, per poi finire sul mercato dello spaccio di Bolzano e Laives. I corrieri arrivavano in treno o in macchina, dopo aver nascosto la droga nel retto, con la speranza di ingannare eventuali controlli da parte di cani antidroga.
Per quanto riguarda il metadone, invece, erano gli stessi acquirenti - molti in cura presso il Sert - che per ottenere una dose di eroina, “vendevano” il metadone dato loro dai medici. Tra gli acquirenti: giovani, studenti, professionisti e persino un dipendente pubblico. Gli spacciatori venivano contattati via telefono. La droga veniva venduta soprattutto in piazza Walther, piazza Verdi, piazza Mazzini, davanti ai giardini della stazione ferroviaria, in Corso Libertà, in via Cagliari e via Sassari (dove due dei nordafricani vivevano insieme alle rispettive famiglie) e in via Resia. Il “gruppo” finito nella rete degli inquirenti è composto da «autonomi focolai di spaccio». In pratica: gestivano singolarmente - pur conoscendosi tutti - lo spaccio della droga in città. A Laives gli acquirenti sapevano di trovare la «roba» soprattutto in via Kennedy e nei giardini dietro la scuola media. Sessanta le persone segnalate presso il Commissariato del governo come assuntori di droga. L’eroina veniva venduta a 30, 40 euro a dose, mentre l’hashish variava tra i 5 ed i 10 euro. Più gli acquirenti compravano, più si garantivano una sorta di “sconto” sulla merce. Nei prossimi giorni, gli ultimi sette arrestati verranno sentiti dal gip.
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