BOLZANO. Si ricomincia da tre. Anzi, da cinque. Lo dice anche Tommasini, il facilitatore. Dopo il compromesso sulle Pascoli, il vicepresidente sta tessendo tra Provincia e Comune: «Per risolvere la questione del duce a cavallo, il concorso di tre anni fa è una buona base». Cinque progetti. Di cui, così dicono fonti sia provinciali che comunali, almeno due sono nel cuore di Kompatscher. E di Spagnolli. Perché sindaco e governatore sono parsi subito in sintonia quando il nodo del bassorilievo di Piffrader è riemerso come snodo decisivo per il via libera al museo sotto il Monumento. Segno che, primo, non vi è frattura sulla necessità strategica di costruire un asse della memoria piazza Vittoria- Tribunale che si muova con tempistiche coordinate; secondo, che hanno già in tasca gran parte della soluzione. I due progetti, secondo una percezione diffusa, potrebbero essere quello brissinese-viennese di Gerd Bergmeister, Michaela Wolf, Franziska e Lois Weinberger e quello dei gardenesi Arnold Holzknecht e Michele Bernardi.

Il primo è un prato. Che corre lungo il piano sottostante il bassorilievo e lo copre quasi "naturalmente" con le fronde degli alberi.

Il secondo aveva proposto una scritta in tre lingue "nessuno ha il diritto di obbedire". Un segno minimale ma dritto in faccia alla parata littoria. Dal duce alla Aarendt. Un salto distruttivo per Piffrader. Più che l'abbattimento.

Ecco spiegata in parte la fiducia di Tommasini: «Si poteva giocare a nascondino col problema della storicizzazione di tutti i monumenti. Oppure lasciare agli Schützen campo libero sul duce, ora che la Vittoria sta procedendo. Affrontarli insieme è un buon segno. E farlo basandosi sul lavoro fatto finora col concorso e con gli architetti, mi da fiducia sui tempi. Che potrebbero non essere lunghi». Anche in Comune è questo l'orizzonte. Dice Patrizia Trincanato: «Non sarebbe giusto buttare via tutto quello che è stato fatto finora. Quello non è stato solo un concorso ma un grande evento di partecipazione collettiva. Quattrocento concorrenti, professionisti o dilettanti, giovani studenti o architetti, tutti animati dalla voglia di partecipare a un passaggio decisivo nella vita della città. E la giuria ha fatto una buona selezione. Si potranno fare degli aggiustamenti, ma quel lavoro va mantenuto».

Ecco il punto. Visto il clima che si è instaurato tra Kompatscher e Spagnolli, rifarsi a quel concorso sarebbe un segno dei tempi nuovi. Legati ad una maggiore trasparenza e ad un più stretto contatto con la gente. Ed è un elemento in più per prevedere che non ci sarà una partenza da zero. Sulla qualità di quel concorso, chi invece mantiene le stesse riserve di allora è il Kaiser. Durnwalder non è stato mai convinto di quelle soluzioni, come dire, contemporanee. «Quasi tutti - dice oggi- non avevano centrato il senso del mandato. Che era quello di coprire. Per questo avevo dato incarico ai miei tecnici di rielaborarli ed era emersa come fattibile la possibilità di una lunga vetrata che corresse lungo tutto il bassorilievo». Ma adesso? «Tocca al Comune muoversi e decidere- insiste - perché già durante il mio mandato erano stati attivati tutti i contatti ministeriali. Nessun problema. Poi ci sono state le elezioni e si è detto: aspettiamo. Adesso sono passate...». Ma proprio di autorizzazioni ministeriali e di accessi al museo del monumento si dovrà parlare nel prossimo vertice convocato a palazzo Ducale tra prefettura, Provincia e Comune. Intanto gli architetti sperano. Dice Wolfgang Piller, il presidente della giuria dei 400: «I cinque selezionati erano tutte buonissime idee». Oltre ai due di cui sopra, ricordiamo anche gli altri tre: Quirin Prünster e Nicolò Degiorgis di Bolzano con la loro scala monumentale a raggiungere il bassorilievo, l'altro bolzanino Matthias Trebo con un' opera contemporanea in piazza, un chiodo tra palazzi finanziari e tribunale e , infine, il grande drappo rosso a coprire il duce di Julia Bornefeld di Brunico.