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BOLZANO. E nella notte è spuntata fuori la clausola di salvaguardia per Bolzano e Trento nel disegno di legge di riforma costituzionale del governo. È stato inserito un «non» che cambia il senso e blinda le «specialità». Ci sono volute telefonate dei governatori Kompatscher e Rossi al premier Renzi e ai sottosegretari Delrio e Bressa, più il pressing dei parlamentari Svp con Delrio e con il ministro Boschi. Nel testo diffuso ieri, che sostituisce quello pubblicato lunedì sera sul sito del governo, è entrata la formula che tutela le competenze delle Province autonome dalla centralizzazione dei poteri che riporterà allo Stato la maggior parte delle competenze regionali. Questa la formula: «Le disposizioni di cui al Capo IV della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale ed alle Province autonome di Trento e di Bolzano sino all'adeguamento dei rispettivi statuti». Nella versione originale il testo era uscito senza il «non», mettendo a rischio competenze come energia e urbanistica. «Era un errore materiale ed è stato corretto», ha spiegato ieri Gianclaudio Bressa. «Ci hanno provato...» è la versione pragmatica che circolava tra i parlamentari locali. Il presidente Arno Kompatscher riferisce della telefonata avuta con Renzi: «Il premier mi ha assicurato che il Senato delle Regioni non potrà decidere sul futuro delle autonomie speciali e delle Province autonome di Bolzano e Trento. E resta in vigore la clausola di salvaguardia per le autonomie di Bolzano e Trento». La clausola escluderebbe Bolzano e Trento anche dal vincolo dell’articolo 122, che fissa per presidenti, assessori e consiglieri regionali una indennità massima pari a quella dei sindaci dei capoluoghi (a Bolzano 151 mila euro lordi all’anno). Sulla composizione del Senato delle Regioni Bressa precisa che «sarà necessaria una modifica, perché nel testo presentato Bolzano e Trento sono sovradimensionate rispetto alle altre regioni». Ogni regione esprimerà 6 «senatori», mentre Bolzano e Trento unite esprimerebbero otto. Sospeso a metà il giudizio del senatore Francesco Palermo: «Sono dubbioso sulla presenza dei sindaci dei capoluoghi e contesto la presenza dei sindaci dei comuni minori. Nel nuovo Senato dovrebbero sedere solo i presidenti regionali. Sono favorevole alla cancellazione del voto di fiducia al governo, alla soppressione del voto sul bilancio al Senato, alla gratuità dell’incarico. Mi preoccupa il centralismo contro le competente delle Regioni ordinarie. Temo che in questo modo sarà difficile per noi “speciali” ampliare i nostri poteri». Critico su questo anche il senatore Karl Zeller: «Le Regioni vengono indebolite e la clausola generale a favore dello Stato è pericolosa. Siamo favorevoli a trasformare il Senato seguendo il modello del Bundesrat tedesco». Zeller ringrazia Renzi, Boschi e Bressa «per la sensibilità verso le autonomie speciali». (fr.g.)
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