BOLZANO. Un tripudio di colori, sete e organze, e una distesa di schiene piegate ad est. Ecco come appariva ieri mattina alle nove il «PalaMazzali». La Festa del Sacrificio, un po’ come la Pasqua per i cattolici, è la seconda festa più importante del calendario islamico. La preghiera della comunità bolzanina non è durata molto, poi gruppi di famiglie e amici sono tornati a dividersi nella calca cittadina, con la differenza, e ieri in molti l’hanno notata, della ricercatezza delle vesti e dell’eleganza esotica dei colori. Dall’altra parte della città, intanto, in fondo a via Galvani nel macello civico, andava in scena l’altro lato della tradizione, quello più contestato forse, ma anche il più ancestrale. La Festa del Sacrificio prende le orme dell’esperienza del profeta Abramo, presenza comune nei libri sacri di tutti e tre i grandi monoteismi. Nelle scritture islamiche Abramo sogna di sacrificare suo figlio, e interpreta il sogno come la richiesta che Allah gli fa di un grande sacrificio; richiesta alla quale non si sottrae, ma viene fermato appena in tempo dalla voce del suo dio, che gli dona un montone da sacrificare.
E ieri di montoni, e pecore e capretti, al macello civico, ce n’erano seicento circa, da «immolare» come chiede la tradizione islamica. Dopo la preghiera, frotte di famiglie con i bambini al seguito, si sono raccolte intorno ai recinti attrezzati ad hoc in un giorno d’apertura straordinaria, per scegliersi il loro capo preferito, e prenotarlo per la macellazione secondo il rito islamico. «Molti hanno scelto i loro agnelli con due o tre settimane di anticipo - racconta Abdelrrezzak Affane, addetto alla supervisione delle prenotazioni per conto della macelleria Halal di via Resia - ma solo dopo la preghiera di questa mattina abbiamo iniziato la macellazione». Mentre parla si avvicina un nuovo cliente, Abdelrrezzak apre il recinto e lo accompagna dentro, i due si guardano attorno valutando una pecora o l’altra, e poi il cliente si decide e ne indica una con il pelo scuro; 42 chili segna la bilancia, da pagare 4 euro al chilo, ma una volta macellata, i chili di carne da mangiare non saranno più di 25. L’addetto spilla un numero su un orecchio dell’animale e lo rimette nel recinto. «Li consegnamo tutti insieme verso l’una» spiega, ma mancano ancora quattro ore.
Dall’altro lato dello stabile c’è un altro addetto che fa la stessa cosa: sceglie, pesa, spilla e prenota, ma per conto di un’altra macelleria islamica, quella di via Bari. Si chiama Samir Zine Sekali, e alle dieci del mattino anche lui di capi ne ha piazzati circa duecento. Alla fine della giornata, stimano, saranno complessivamente seicento gli agnelli macellati. «Sono più dell’anno scorso - spiegano - perché la nostra gente si sta abituando a questa nostra procedura; ma sono ancora tanti quelli che vogliono seguire la tradizione per cui il capofamiglia ha il compito di uccidere l’animale».
Ieri mattina, per effettuare il taglio secondo il rito islamico, c’era un ragazzo di fiducia nominato dalla comunità all’interno del laboratorio. A lui spettava solo fare l’incisione, al resto poi pensavano gli addetti del macello secondo le procedure normali di macellazione. «Seguiamo le stesse procedure di tutti i giorni - spiega il veterinario Tettamanti - addormentiamo l’animale con una scarica elettrica, poi il ragazzo effettua l’incisione secondo la tradizione e poi seguono i controlli e le analisi».
Parlando, con il naso fuori dalla porta del laboratorio, consegna ai grossisti i documenti di alcuni capi che sono stati segnalati perché forse non sani, e che dovranno essere fermati per restare in osservazione.
Intanto le famiglie in coda si sono moltiplicate, e continuano ad arrivare. I bambini formano gruppetti e si rincorrono nel piazzale oppure restano affascinati dagli agnelli e li accarezzano attraverso il cancello. Agli anziani, come segno di rispetto, viene offerto un bicchiere di tè con dei pasticcini, che danno a tutto il resto un sapore d’altri tempi e di altri luoghi. All’una e mezza il “ragazzo di fiducia” si può fermare e iniziano le consegne. A casa gli agnelli dovranno essere lasciati ancora almeno un giorno, poi sarà il momento degli inviti nelle varie case per festeggiare davanti alle tavole imbandite.
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