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BOLZANO. Clima disteso, come si dice: cordialità e sorrisi in abbondanza al vertice di ieri pomeriggio sulla toponomastica tra il presidente della Commissione dei Sei Francesco Palermo, la segretaria del Pd Liliana Di Fede, l’assessore Christian Tommasini (Pd), Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) e i Verdi Riccardo Dello Sbarba e Brigitte Foppa.
Francesco Palermo ha presentato la nuova proposta di compromesso, che riguarda questa volta il testo della norma di attuazione, «per rendere meno rigido l’elenco di nomi che verrebbe allegato alla norma stessa». Un modo, secondo Palermo, per sdrammatizzare il tema stesso dell’allegato, che potrebbe essere rimaneggiato in un secondo momento. Perché un allegato, chiarisce Palermo, ci sarà. È tramontato subito il tentativo di convincere la Svp ad approvare la sola norma, senza elenco di nomi. «Le dichiarazioni della Svp sono inequivocabili...», sorride Palermo. Per parte sua Urzì ha sollevato obiezioni su quelle che definisce «ambiguità pesanti» sottese alla norma di attuazione stessa e che riguardano non 1526-1300 nomi dell’allegato in discussione, ma l’esistenza di tutta la toponomastica italiana, che in quegli elenchi non era entrata. Risultato, il Pd si è impegnato a una nuova verifica con la Svp. È probabile che slitti ancora la seduta della Commissione dei Sei.
LA NUOVA PROPOSTA . Palermo ha promesso che tenterà fino all’ultimo di chiudere la vicenda della toponomastica. Ieri ha presentato dunque una nuova proposta di mediazione, con modifica della bozza di norma di attuazione. L’elenco di nomi allegato potrebbe essere modificato dalla futura commissione di esperti a maggioranza semplice. Un nome previsto nell’elenco solo in tedesco, ad esempio, potrebbe essere stralciato con la maggioranza semplice di quattro esperti su sei (tre italiani e tre sudtirolesi). Resterebbe invece il principio del voto con doppia maggioranza, più garantista per i gruppi, per introdurre nuovi nomi nel repertorio toponomastico. Riassume Palermo dopo la seduta, prima di lasciare la saletta del consiglio provinciale: «È stata una riunione fruttuosa per lo scambio di informazioni reciproche. Abbiamo appurato che c’è la volontà di chiudere la vicenda, ma serve avere molto chiaro cosa produrrà una norma di attuazione così delicata nei prossimi anni». D’accordo Di Fede, che per partecipare ha rinunciato alla direzione nazionale del Pd, che ha visto presente Bizzo.
LE INCOGNITE DI URZÌ. La frase di Palermo allude in particolare al tema messo sul tavolo da Urzì, arrivato alla riunione con le braccia cariche di carte. «Non dobbiamo lasciarci distrarre dalla discussione solo sulla lista dei 1526 nomi», spiega Urzì, «Per quanto mi riguarda, la mia linea del Piave è l’allegato A dell’accordo Fitto-Durnwalder. Inaccettabile, per me, un ulteriore taglio di nomi italiani da quella lista. Ma, ripeto, dobbiamo pensare anche a ciò che è rimasto fuori dalla discussione e su cui pende un enorme punto di domanda. La toponomastica italiana ufficiale è di circa 8000 nomi. Dal 2009 parliamo invece solo di 1526 località, perché quelli erano i cartelli monolingui fotografati dai carabinieri sui sentieri. Il punto vero, non chiarito, è: in base alla norma cosa accadrebbe a tutto il resto della toponomastica italiana? La consideriamo esistente e quindi la commissione dei tecnici interverrebbe solo per cancellare alcune dizioni italiane non più utilizzate? Oppure la Svp pensa di partire da una tabula rasa e la commissione dovrebbe occuparsi di costruire anche il repertorio dei nomi italiani? Con il voto a doppia maggioranza è evidente che si salverebbe solo una manciata di nomi italiani. Serviranno garanzie scritte».
TRATTATIVE APERTE. Dello Sbarba sottolinea: «Noi Verdi diciamo no a qualsiasi allegato di nomi. La riunione è stata positiva. Si comprendono le ragioni di Palermo, che vuole trovare una soluzione e allo stesso tempo direi tutti hanno preso atto che ci sono ambiguità non ancora risolte». Liliana Di Fede conclude: «Mi sforzo di essere ottimista. Ci siamo parlati in modo ragionevole. Aggiungo anch’io uno spunto: il tema vero è la strisciante assimilazione in atto nella periferia, con toponomastica e odonomastica monolingue. La norma di attuazione serve a mettere in sicurezza la toponomastica italiana. Se si strumentalizza, perdiamo tutti. Se si ragiona nell’interesse della collettività, vinciamo tutti». (fr.g.)


