BOLZANO. Quasi un copione da film dell’orrore. Quella architettata ieri mattina da Paul Johann Oberkofler dopo una notte passata nel dormiveglia davanti alla televisione in salotto avrebbe dovuto essere una orribile esecuzione senza vie di scampo. Ne è convinta il sostituto procuratore Luisa Mosna a cui è affidata l’inchiesta sul dramma di Lutago. Dalla ricostruzione dei fatti emerge un comportamento dell’imputato estremamente sinistro: l’uomo - che poche ore prima aveva avuto notizia dalla consorte della decisione di lei di avviare le pratiche per la separazione - ha probabilmente pianificato un massacro in piena regola a colpi di martello e punteruolo. Ecco perchè la Procura si appresta a contestare all’imputato l’aggravante della premeditazione.

La premeditazione. Ieri il rispettabile dirigente d’azienda tramutato in carnefice è stato interrogato per circa tre ore dal pubblico ministero nella caserma dei carabinieri di Brunico e ha cercato di fornire una spiegazione sul perchè di tanta ferocia: la donna l’aveva tradito e aveva deciso di chiudere per sempre l’avventura matrimoniale. Un affronto che Paul Oberkofler si è sentito nel diritto di non accettare. Sulle fasi più cruente del massacro in camera da letto ha ripetuto più volte di non ricordare nulla fornendo già da ora il presupposto per una strategia processuale d’uscita di tipo psichiatrico. Questa volta, però, sarà più difficile parlare di corto circuito mentale, di black out psichico, di raptus momentaneo.

Il massacro. Qui siamo di fronte ad un uomo che mentre la moglie dorme in camera con il figlioletto di sette anni in un lettino a castello attiguo, si arma di martello e punteruolo prelevandoli dalla cassetta degli attrezzi ed entra in camera per uccidere addirittura incurante della presenza del figlio. Nella contestazione della premeditazione, decisa dal sostituto procuratore Luisa Mosna, c’è la convinzione della pubblica accusa che quell’uomo non abbia agito colto da un raptus perché disperato per la decisione della moglie di far fallire il matrimonio, ma abbia agito con crudele e criminale determinazione sostanzialmente per vendetta.

Le prove. Ecco perché la posizione processuale di Paul Oberkofler (che ieri sera ha nominato proprio difensore di fiducia l’avvocato Peter Paul Brugger) è molto pesante. «Il quadro probatorio è chiaro» ha confermato ieri sera il magistrato che conduce le indagini. Una volta entrato in camera, Paul avrebbe aggredito la moglie nel sonno. Brigitte Steger non avrebbe avuto neppure il tempo di difendersi. Sarebbe stata colpita una prima volta con il martello alla testa, con diversi altri colpi a seguire al capo, sul collo e al torace. La donna, prima di perdere conoscenza, ha però avuto la forza di urlare. E’ un urlo che fa svegliare il figlioletto di 7 anni che dorme nella stessa camera ed anche la figlia di 20 anni che si trova nella stanza accanto.

Un padrone della vita. E’ proprio la ragazza ad intervenire: bussa alla porta dei genitori, vuole entrare, chiede di capire cosa sta accadendo. E qui si staglia in tutta la sua forza criminale la figura del padrone di casa, del padre padrone che si sente nel diritto di togliere la vita alla donna che gli è accanto perchè quest’ultima ha scelto un futuro senza di lui. La figlia ventenne ha raccontato che il padre ha aperto solo parzialmente la porta della camera. La ragazza, a cui non è stato permesso di entrare, ha avuto però la possibilità di notare del sangue a terra ed anche sul pigiama del padre il quale però nemmeno davanti ai propri figli si è fermato. Anzi: ha trascinato la ragazza ed il figlioletto di sette anni nel salotto di casa al piano rialzato, li ha chiusi a chiave nel locale ed è tornato nella camera da letto a proseguire la mattanza. Una determinazione da film dell’orrore.

E’ stata la figlia ventenne a dare l’allarme. Esce dal balcone, si cala in cortile e con l’auto raggiunge la sede della Croce Bianca chiedendo aiuto: racconta di temere che la madre si sia tagliata la vene in camera. Un particolare, questo, considerato molto importante dalla Procura della Repubblica perché dimostra che la tensione i n casa era molto alta.

Un inferno. E’ probabile che Brigitte Steger si fosse confidata con la figlia ventenne e le avesse detto che quel ménage famigliare era diventato un inferno insopportabile.

La figlia era consapevole che la madre non ne poteva più. E proprio in questa direzione il sostituto procuratore Luisa Mosna intende disporre verifiche e accertamenti. Sotto interrogatorio l’imputato ha ammesso di aver picchiato la moglie tre volte nell’arco di oltre vent’anni di matrimonio. Al momento non ci sono elementi per poter contestare all’imputato di aver portato alle estreme conseguenze una situazione pesante di maltrattamenti familiari derivanti dal fatto che la moglie difendeva , nella sostanza, la sua indipendenza, il suo diritto di fare delle scelte.

Le indagini. Per poter parlare di maltrattamenti, perseguibili penalmente, è necessario trovare prova di una abitualità della condotta criminosa messa in atto dal marito, con uno schema comportamentale ripetitivo nel tempo. Ma anche uno stato permanente di soggezione - fanno notare in Procura - potrebbe configurare gli estremi dei maltrattamenti in famiglia. E sotto questo profilo saranno decisive le testimonianze dei figli.

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