BOLZANO. La storia di Alessandro Polì, il piccolo bolzanino che a quattro anni si ammalò per la prima volta di leucemia, ha toccato centinaia di persone. Nel 2010 la malattia si ripresentò e fu un duro colpo per il piccolo. Sconfisse la leucemia grazie a una donazione di midollo osseo. A raccontare la storia di “Ale” è sempre stata la madre. In ogni istante c’è sempre stata lei, Emanuela Imprescia, professoressa di lettere alla scuola media Alfieri. È lei, infatti, il cuore della famiglia. Anche se non lo ammette: «Dire chi è Emanuela Imprescia è difficile senza raccontare la storia di Ale - spiega la prof bolzanina -. Coraggiosa io? Ma no, figuriamoci. Anzi, prima ero più spensierata. Mio marito è un sottufficiale della Marina. Quindi giravamo tutta l’Italia. Quando poi si è ammalato Ale è cambiato tutto: ora non avrei il coraggio di vivere lontano da Bolzano. Qui ci sono i miei genitori. In ospedale abbiamo trovato medici e infermiere speciali, che ti chiamano per nome. Non sei un numero. Sei una persona».
Emanuela rivive quei drammatici momenti. Non piange mai. È una donna tenace che ha imparato a sfidare la vita. «Quando hanno diagnosticato per la prima volta la leucemia ad Ale - prosegue - ho pianto per tre giorni. A un certo punto mio figlio ha iniziato ad accarezzarmi la testa. Mi consolava. Lui, proprio lui, che stava per perdere l’infanzia a causa di una malattia orribile. Da allora piango “lacrime asciutte”. Ho capito che dovevo essere forte per lui e per i miei altri due figli, Andrea e Anna». Quando Ale si ammala una seconda volta, nel 2010, Emanuela si rimbocca le maniche e parla con l’istituto Alfieri: «Mio figlio ha seguito le lezioni in videoconferenza - spiega -. Poi ho aperto la pagina Facebook che ha più di 16 mila contatti. I suoi amici potevano rimanergli sempre accanto». E non solo loro: centinaia di persone di tutto il mondo hanno seguito la vicenda di Ale. Emanuela è una donna speciale. Starle accanto ti fa sentire al sicuro. Sorride sempre e negli occhi ha la determinazione di una donna che è scesa all’inferno e ne è uscita vincente. «Oggi come oggi viviamo alla giornata. Il tempo ha un nuovo significato per noi. Se una cosa è possibile farla, allora la facciamo. Non rinviamo più». Emanuela non si ferma. Continua a organizzare eventi per l’Admo (donatori di midollo osseo), Avis (donatori di sangue), Aido (organi) e Adisco (cordone ombelicale). «E dire che una volta avevo paura degli aghi», conclude ridendo.
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