BOLZANO. «Agli istituti superiori del capoluogo mancano fra le venti e le trenta aule, per cui, oltre alle Pascoli, occorrerà costruire al più presto un’altra scuola nei nuovi quartieri». Lo afferma l’assessore Luisa Gnecchi, che precisa: «Dal 1999 gli alunni della scuola italiana sono aumentati del 25%. Un problema, perché nessuno lo aveva previsto. In pratica sono in aumento gli iscritti di tutti gli istituti superiori». Insomma, le nuove Pascoli di Firmiano, troppo anguste, sarebbero solo la punta dell’iceberg.
Dopo le lagnanze espresse dal collegio docenti del liceo Pascoli sull’inadeguatezza della nuova sede, ancora da terminare, ma palesemente sottodimensionata, prende posizione l’assessore alla scuola italiana, il vicepresidente della giunta provinciale Luisa Gnecchi.
«C’è poco da fare - dice - la scuola italiana è in crescita e le stime ci dicono che sarà così almeno fino al 2017. Tornando al passato, da quando è assessore alla scuola la sottoscritta, si è avuto uno strepitoso aumento di iscritti; questo ci lusinga, ma ovviamente crea anche notevoli problemi: mancano asili nido, scuole dell’infanzia, per non parlare delle superiori. L’emergenza nasce dal fatto che fino a pochi anni fa nessuno credeva che la scuola italiana sarebbe sopravvissuta. Quando iniziai il mio mandato, nel 1999, la prima cosa che dissi alla sovrintendente Rauzi fu questa: “Spero tanto di non fare il funerale alla scuola italiana”. Per dirne un’altra, quindici anni fa il Comune rinunciò a realizzare una nuova scuola a Don Bosco, perché nessuno si era reso conto di quello che stava per accadere». Dunque, negli anni Novanta la scuola italiana era data al massimo come statica, se non in calo.
La situazione, poi, è mutata. «Certo - prosegue Gnecchi - abbiamo 2.500 studenti stranieri, ma non è soltanto questo, il fenomeno è più ampio. Le iscrizioni alle scuole superiori sono in crescita. In qualche istituto di più, in altri meno, ma ovunque siamo in aumento». Insomma, non è solo la scuola Pascoli a soffrire.
«Negli ultimi anni - continua - l’assessorato provinciale alla scuola e quello ai lavori pubblici si sono molto impegnati, ma c’è da colmare un vuoto notevole e per realizzare edifici scolastici si impiegano anni. Ristrutturazione dell’Iti, ristrutturazione del Carducci, un piano in più alla Formazione professionale, nuove Pascoli. Ma non basta. Secondo le stime più recenti, in città, scuole tedesche comprese, mancano almeno una trentina di classi. E questo contando solamente gli istituti superiori. L’unica soluzione sarà costruire al più presto un nuovo istituto scolastico con decine di aule».
Per il momento non se n’è ancora discusso apertamente, precisa l’assessore, ma «adesso è davvero l’ora di muoversi. Perché gli alunni di elementari e medie sono in crescita; alunni che fra qualche anno si iscriveranno alle superiori».
Una nuova scuola, dunque. Dove? «Be’ - risponde - direi che la soluzione è una sola: le nuove zone di espansione, a Ovest della città».
«Il nuovo istituto è una necessità - conclude Gnecchi - perchè il boom di iscrizioni coinvolge tutti gli istituti, e non avrebbe molto senso trasferire a Firmian un altro istituto al posto delle Pascoli. Intanto significherebbe solo trasferire il problema da un istituto ad un altro. E poi, comunque, non sapremmo dove mettere il liceo pedagogico. Dovremmo rinunciare al polo bibliotecario?».

Dopo le lagnanze espresse dal collegio docenti del liceo Pascoli sull’inadeguatezza della nuova sede, ancora da terminare, ma palesemente sottodimensionata, prende posizione l’assessore alla scuola italiana, il vicepresidente della giunta provinciale Luisa Gnecchi.
«C’è poco da fare - dice - la scuola italiana è in crescita e le stime ci dicono che sarà così almeno fino al 2017. Tornando al passato, da quando è assessore alla scuola la sottoscritta, si è avuto uno strepitoso aumento di iscritti; questo ci lusinga, ma ovviamente crea anche notevoli problemi: mancano asili nido, scuole dell’infanzia, per non parlare delle superiori. L’emergenza nasce dal fatto che fino a pochi anni fa nessuno credeva che la scuola italiana sarebbe sopravvissuta. Quando iniziai il mio mandato, nel 1999, la prima cosa che dissi alla sovrintendente Rauzi fu questa: “Spero tanto di non fare il funerale alla scuola italiana”. Per dirne un’altra, quindici anni fa il Comune rinunciò a realizzare una nuova scuola a Don Bosco, perché nessuno si era reso conto di quello che stava per accadere». Dunque, negli anni Novanta la scuola italiana era data al massimo come statica, se non in calo.
La situazione, poi, è mutata. «Certo - prosegue Gnecchi - abbiamo 2.500 studenti stranieri, ma non è soltanto questo, il fenomeno è più ampio. Le iscrizioni alle scuole superiori sono in crescita. In qualche istituto di più, in altri meno, ma ovunque siamo in aumento». Insomma, non è solo la scuola Pascoli a soffrire.
«Negli ultimi anni - continua - l’assessorato provinciale alla scuola e quello ai lavori pubblici si sono molto impegnati, ma c’è da colmare un vuoto notevole e per realizzare edifici scolastici si impiegano anni. Ristrutturazione dell’Iti, ristrutturazione del Carducci, un piano in più alla Formazione professionale, nuove Pascoli. Ma non basta. Secondo le stime più recenti, in città, scuole tedesche comprese, mancano almeno una trentina di classi. E questo contando solamente gli istituti superiori. L’unica soluzione sarà costruire al più presto un nuovo istituto scolastico con decine di aule».
Per il momento non se n’è ancora discusso apertamente, precisa l’assessore, ma «adesso è davvero l’ora di muoversi. Perché gli alunni di elementari e medie sono in crescita; alunni che fra qualche anno si iscriveranno alle superiori».
Una nuova scuola, dunque. Dove? «Be’ - risponde - direi che la soluzione è una sola: le nuove zone di espansione, a Ovest della città».
«Il nuovo istituto è una necessità - conclude Gnecchi - perchè il boom di iscrizioni coinvolge tutti gli istituti, e non avrebbe molto senso trasferire a Firmian un altro istituto al posto delle Pascoli. Intanto significherebbe solo trasferire il problema da un istituto ad un altro. E poi, comunque, non sapremmo dove mettere il liceo pedagogico. Dovremmo rinunciare al polo bibliotecario?».

