REDAGNO. Dal primo settembre scorso è stato attivato anche a Redagno, nella zona di Aldino, il servizio di “First Responder”della Croce Bianca, che servirà per fare fronte alle emergenze. A questo scopo, grazie anche alla collaborazione dei vigili del fuoco volontari, è stato possibile costituire un gruppo di 16 volontari guidato da Thomas Gurndin, che ha scelto anche i componenti del «team»: tutti i soccorritori disporranno di un defibrillatore semiautomatico e di uno zaino attrezzato.

« Il vantaggio di questo progetto - sottolinea la Croce Bianca, che ha delegato la formazione del personale a Marco Comploi - sta nel fatto di poter disporre dell’intervento professionale e rapido di soccorritori volontari preparati fino all’arrivo dell’ambulanza. Si tratta, è bene sottolinearlo, di un supporto al sistema di soccorso locale ed è necessario soprattutto nei luoghi più impervi dove l’ambulanza non può arrivare in breve tempo sia per le caratteristiche del territorio che per la lontananza dal punto di soccorso più vicino».

Grande attenzione è stata prestata alla formazione dei soccorritori. «Le lezioni sono durate complessivamente 32 ore e si concludono con un esame scritto e pratico».

La Croce Bianca, da parte sua, garantisce la copertura assicurativa di tutti i volontari della squadra di soccorso. Il presidente Georg Rammlmair sottolinea «l’importanza di questo servizio», che nelle intenzioni dell’organizzazione di soccorso dovrebbe diventare ancora più capillare soprattutto nelle zone più difficili da raggiungere o lontane dagli ospedali. «La catena del soccorso - spiega - deve funzionare sempre meglio e questo, a nostro avviso, è un anello importante del servizio».

In questo caso specifico è stato possibile procedere di buona lena anche per la proficua collaborazione tra vigili del fuoco e Croce Bianca. «Sono state sfruttate in modo ottimale le sinergie, che consentono di ridurre in modo significativo anche i tempi degli interventi».

Posto che il progetto in sè sembra piuttosto interessante e soprattutto al servizio dei pazienti viene da chiedersi se, oltre al «First responder», non sia anche possibile pensare ad una collaborazione più stretta e mirata con la vicina provincia di Trento e con l’ospedale di Cavalese. I tempi di arrivo all’ospedale potrebbero, infatti, essere ulteriormente accorciati, sempre a beneficio dei pazienti.

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