BOLZANO. Sono almeno 145 gli insegnanti altoatesini, ben 99 della scuola elementare, che hanno presentato domanda per andare in pensione. Non avendo raggiunto i 62 anni di età approfitteranno di un emendamento alla legge di stabilità presentato dalla deputata del Pd Luisa Gnecchi che consente di «bypassare» gli effetti della legge Fornero dal 2015 al 2017.

«Il caso limite - spiega la Gnecchi - è quello di una maestra delle elementari che ha iniziato ad insegnare a 18 anni e ha lavorato per 36. Chi lo ha fatto nelle zone di confine ha acquisito altri anni di contribuzione e potrebbe aver maturato 40 anni di contributi a 54 anni d’età. Ma ci sono molte altre maestre elementari in condizioni analoghe e sempre “under 62”. Tutti costoro possono andare in pensione dal primo gennaio 2015 senza alcuna penalizzazione, cosa non accaduta purtroppo per altri colleghi in condizioni identiche negli ultimi anni».

Chi è andato in pensione tra il 2012 e il 2014 con a 57 anni lo ha fatto con una penalizzazione dell’8%, chi è andato a 58 con un taglio del 6% degli emolumenti mentre chi ha lasciato il lavoro a 61 e 62 anni ci ha rimesso l’1%. «Questa misura non avrà effetto - prosegue la Gnecchi - solo per il settore della scuola, prova ne sia che ricevo diverse mail di ringraziamento o una scatola di cioccolatini anche da parte di lavoratori del settore edile più o meno nelle stesse condizioni. Ma la mia battaglia, in questo ambito, non è ancora finita. Ci sono, infatti, a livello nazionale oltre 21 mila lavoratori, che pur avendo maturato i contributi necessari, non hanno potuto fruire di questa opportunità».

Va ricordato che per superare le penalizzazioni - vera “croce” per migliaia di lavoratori - si è intervenuti più volte dal dicembre 2011 ad oggi, sia al Senato che alla Camera, «perché è una norma - precisa la Gnecchi - che basa il calcolo della pensione sulla prestazione effettiva di lavoro e colpisce coloro che hanno contribuzione figurativa anche se riconosciuta da leggi dello Stato a tutti gli effetti. Si tratta, per esempio, della disoccupazione, dell’esposizione all'amianto, delle giornate di assenza per donazione di sangue, dei congedi parentali, delle assenze per assistenza a familiari disabili». E sono migliaia i lavoratori che potrebbero dover convivere con la penalizzazione a vita. Come spiega Stefano Fidenti della Cgil molti insegnanti della scuola primaria ne approfitteranno e andranno in pensione «perché finalmente possono farlo senza alcuna decurtazione ma anche perché il lavoro, in classe, è diventato sempre più gravoso e complesso».

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