BOLZANO. Si fa presto a dire fascisti. Basta presentarsi a braccia alzate al balcone di palazzo Chigi come i pentastellati o alimentare la paura del diverso e dire “prima gli italiani” come fa la Lega per essere messi in quell'angolo? Relegandoli a semplici nipotini di Benito solo un po' cresciuti e così consentire a chi sta dall'altra parte di mettersi il cuore in pace e guardare all'enorme confusione che c'è sotto questo cielo senza fare ulteriori sforzi per capire cosa invece sta accadendo? Magari di molto nuovo. In ogni caso in questa “ubriacatura identitaria” che sta facendo barcollare come dopo una sbronza mezza Europa ci siamo in mezzo anche noi. Cioè l'Alto Adige ci sta dentro come pochi. Perchè qui, oltretutto, ci troviamo ad avere a che fare con uno degli elementi cardine del populismo-sovranismo 2.0 e cioè i confini. «È il confine l'ossessione - ha detto Giorgio Mezzalira - un confine che tracciamo dentro di noi prima che fuori e che tiene fuori l'immigrato come simbolo della diversità. Ma anche i diritti, la cultura, le istituzioni». Mezzalira, che è uno storico, ha introdotto così alla Lub, accanto a Günther Pallaver il convegno “L'estrema destra e l'Alto Adige”. Condotto mano nella mano dalla Società Michael Gaismair e dall'Anpi. Forse mai, a Bolzano, è stato affrontato questa grande palla rotolante che sembra travolgere tutto (valori e certezze classiche) e tutti (dai vecchi partiti ai leader) con una così complessa capacità di tentare di capirla attraverso varie direttrici di penetrazione. Perché "l'estrema destra" e in generale la destra, soprattutto in Italia, è tutto (sotterranee affinità col fascismo rivoluzionario, antiamericanismo, difesa degli emarginati tipica della vecchia destra sociale missina, ecologismo) ma anche niente. Come il suo erede possibile la Lega. «Perchè gli ex padani non hanno valori di riferimento stabili - ha detto Roberto Farneti, che insegna Scienze politiche all’Università di Bolzano - schiaccia le differenze tra destra e sinistra, spesso sono senza passato, si muovono con uno schema di pura opportunità di governo. Ed essendo destra senza contenuto anche le parole della Lega sono senza passato e dunque semplici». Slogan, appunto, il massimo della scorciatoia intellettuale. È stato comunque Farneti ad ammonire sul fatto che dare del fascista a questa destra tacita la coscienza ma non è un buon metodo di lettura: «Evitiamo di usare il fascismo come ermeneutica». Perchè così si dimenticano i congressi del Msi di Fiuggi, il viaggio di Fini in Israele, la destra sociale rautiana e tutto quell'universo che poi si riverserà su Casapound che, guarda caso, vince nei quartieri popolari facendo la spesa alle vecchiette e non alleandosi coi neonazisti nostrani. I quali, invece, fanno paura. E Leopold Steurer ha puntato il dito su quel brodo di coltura identitario ed estremista che è stato spesso alimentato anche da formazioni ufficiali come gli Schützen o Heimatbund: «Quando loro e Südtiroler Freiheit hanno capito che, visti i numeri, la Todesmarsch che gli italiani avrebbero provocato non esisteva, si sono gettati sulla marcia della morte dell'identità. E poi, nel loro congresso del 2009, Sven Knoll ho puntato il dito contro l'immigrazione dicendo che, con questa “invasione”, non ci sarebbero più stati i numeri per chiedere l'indipendenza». E i giovani di valle, secondo il Forum prevenzione, quelli con meno istruzione e più paura del futuro seguono quelle facile ricette falsamente protettive delle formazioni neo-pantedesca. Insomma, la nuova destra o l'”estrema” ha tanti volti, spesso non classificabili ma tutti funzionali ad un mondo e un Europa che teme la modernità e la globalizzazione. Quest'ultima, guarda caso, una degli avversari della destra italiana post-fascista. Di cui la Lega sembra afferrare il testimone. E Guido Margheri elencava le innumerevoli sigle dietro cui, da Casapound a Forza Nuova, si celano i pericoli di rigurgiti neri ma anche citava Pasolini, che ammoniva “occorre essere fortissimi nell'affrontare il fascismo non nelle sue forme classiche ma come normalità, allegra e mondana, dal fondo brutalmente egoista di una società”. Confini, egoismo, e paura, ecco la triade da cui anche l'Alto Adige sembra avviato a confrontarsi. E le prossime elezioni? Non è che la Svp è un po' come la Lega, un camaleonte capace di allearsi con tutto e il contrario di tutto? «Beh, non proprio - argomenta Günther Pallaver, docente e politologo sudtirolese - perché la Svp i suoi valori fondativi li mantiene. Ma sarà stretta da due necessità: la prima è di dover governare comunque con gli italiani, che siano il Pd o la Lega e quindi è un partito opportunista ma di un opportunismo istituzionale. Dall'altra pensa alle europee in cui dovrà comunque allearsi con un partito nazionale. E questo esclude accordi con i piccoli...». Insomma, con radici nel ventennio o no, densa di eredità della destra sociale oppure del Msi post fascista, stregata dall'opportunismo egoistico della Lega o dalla ubriacatura identitaria e confinaria, la destra (estrema, storica, neo, autonomista, sovranista o populista) conquista ridotta dopo ridotta. Non aiuta, come dice Farneti, schiacciarla nella camicia nera “perché non ci sono ripetizioni di stilemi del ventennio” ma ci si dovrà confrontare comprendendo che il tema è il contesto, non le definizioni. Certo, ha ricordato Mezzalira «resta l'immagine della marcia sul Comune di Casapound del 2016 col partito al 6,2% e al 10% nei quartieri» ma anche Donatone Seppi, ricorda Margheri «era su quelle cifre». In tutti, alla fine, l'impressione che non basteranno più le vecchie categorie della politica. Ma anche le nuove sono complicate. L'idea è che si stia avanzando come nel nuovo mondo, a carponi e con poche bussole. Ma con l'elmetto.