BOLZANO. «Siamo delusi: la verità è che Euronics da fine gennaio consegna le chiavi a Matteucci e i dipendenti, una quindicina, si ritroveranno quasi sicuramente su una strada, senza alcun ammortizzatore sociale».

Così parla Maurizio Surian (Cgil) al termine dell’incontro con Euronics e Matteucci.

Molto diversa la “verità” dell’azienda.

«Via da Bolzano? No, Euronics non getta la spugna».

Scusi direttore, ma i contratti dei vostri negozi scadono a gennaio e voi avete detto...

«Abbiamo detto che gli affitti ci strozzano ma ora vi dico che da qualunque parte ci venisse l'indicazione di un punto vendita alternativo da privati, Comune, Provincia, associazioni economiche, noi siamo qui. Pronti a pagare, un po' meno naturalmente, e a restare. Da oggi inizio la ricerca».

Ecco la verità di Euronics. Che è anche una sfida a Bolzano, alla sua capacità di adeguare i suoi costi al nuovo mondo della crisi. Dopo la fuga di Upim, Coin e di chissà quanti altri grandi marchi. Roberto Cuccaroni, direttore generale del gruppo Euronics, è dunque a Bolzano da ieri. Per due ragioni. La prima è che vuol far sapere che le proverà tutte per non lasciare Bolzano («se volessimo solo scappare non sarei qui adesso...»), la seconda è che vuol tenersi tutti i suoi dipendenti. Poi ce ne è una terza. Che è poi una domanda: ma come si fa a chiedere più del 20% del fatturato per l'affitto di locali che a Padova, Venezia, Verona, Milano e non nel terzo mondo, vengono occupati al 20-30% in meno? Intanto Cuccaroni spiega la strategia del gruppo da oggi al 31 gennaio, data di scadenza dei contratti con Matteucci e Tosolini.

Direttore, Euronics non lascia?

«Vi spiego. I signori Galimberti vengono dalla Brianza. Lì il lavoro è un valore. Una cultura. Gente che non molla. Se volessimo andarcene come altri gruppi hanno fatto negli ultimi mesi non sarei qui a parlare con voi».

Ma avete detto che gli affitti sono insostenibili...

«E confermo. Allora: noi abbiamo 19 punti vendita nel Nordest. A Bolzano fatturiamo 5 milioni ma ne paghiamo il 20% per l’ affitto. Altrove la percentuale è del 4% in media. Qui ci sono cifre fuori mercato. Soprattutto per un settore, uno dei pochi, che abbassa i prezzi invece che alzarli».

Avete trattato?

«Sì, lo abbiamo fatto fino allo sfinimento con i proprietari. Non hanno ceduto di una virgola».

E allora?

«Dico: ma a Bolzano non esistono altri locali, punti vendita in grado di accoglierci? E di farlo con cifre non dico pari a quelle di Verona o Padova ma almeno un poco inferiori a quelle che ci chiedono? Ci basta qualche punto percentuale in meno per andare avanti».

Qual è il vostro obiettivo?

«La Galimberti compie sessant’ anni. E il desiderio di Paolo, l'ad, è quello di salvaguardare la presenza a Bolzano. Ad ogni costo, ma possibile. E di salvare tutti gli occupati».

Ma lo dite sul serio? Speranze?

«Molte. Legate al fatto che non pensiamo che le istituzioni accettino senza batter ciglio che le grandi catene se ne vadano, come è già accaduto».

E voi intanto che fate?

«Noi ci diamo dentro. Investiamo subito 150mila euro in bollettini promozionali, poi riempiremo i magazzini per Natale, poi campagne pubblicitarie a tamburo battente. E nel mentre io cercherò di incontrare persone, gruppi immobiliari, le vostre istituzioni sul territorio...»

Che tipo di location state dunque cercando?

«Ovunque passi gente. Noi ora siamo al Centrum e in città, in Corso Libertà. Ci basterebbe un solo punto, nel caso. E lì potremmo riversare tutta la nostra attività."

Vi resta poco tempo, c’è chi dice che volete solo far cassa per Natale...

«Non è vero. Certo il tempo è poco ma se si vuole, basterà».