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BOLZANO. Seconda richiesta di archiviazione, nel giro di pochi giorni, per la famiglia Podini. Dopo il caso Enecostrom (che vedeva indagati Stefano Podini e i manager Nicola Loperfido e Hermann Tonner, accusati di omessa dichiarazione) ieri è stata la volta del filone d’inchiesta legato alla società bolzanina Maxi srl, che opera nel settore del commercio di zucchero ed è controllata al 50% dalla Podini Holding e per il restante 50% dalla società tedesca Südzucker. La Guardia di Finanza, supponendo che la “Maxi” sia, di fatto, sotto il controllo della Südzucker ha mosso due contestazioni: ci sarebbe stato un cosiddetto “transfer pricing” (la determinazione a prezzo di libera concorrenza delle transazioni infragruppo) dalla Maxi alla Südzucker e le modalità per il calcolo dell’Iva sulle prestazioni logistiche effettuate dalla “Maxi” per conto della Südzucker non sarebbero state corrette. Gli indagati, in questo caso, sono Giovanni Podini e il socio tedesco Randolf Dieter Burish.
In sostanza, secondo la Finanza, attraverso un meccanismo di fissazione dei prezzi non conforme a quelli di mercato, il profitto verrebbe spostato dalla società controllata (la Maxi) alla controllante (la Südzucker). E, nel momento in cui si riduce il margine della società italiana controllata, quest’ultima si ritroverebbe con un minor utile e quindi pagherebbe un minor importo Ires all’erario italiano. Ebbene, per il pm che ha seguito l’inchiesta, Axel Bisignano, nelle considerazioni della Finanza vi sarebbero delle anomalie. E non risulterebbe «minimamente provata» l’anomala variazione dei prezzi praticati dalla Südzucker. È difficile da capire, poi, il motivo per cui la Südzucker abbia voluto trasferire il profitto dall’Italia alla Germania, visto che in ambito europeo le aliquote Ires si discostano tra loro solo marginalmente. Quindi, secondo la Procura, il presunto transfer pricing non c’è proprio stato. Smontate anche le contestazioni sull’Iva. Secondo il pm, nel momento in cui il consumatore finale ha pagato l’Iva (acquistando la merce), il soggetto che versa l’incasso all’erario è indifferente. La Procura sottolinea, in conclusione, che per esserci l’infedeltà della dichiarazione gli elementi passivi indicati devono essere fittizi e quindi tali da occultare il reale andamento del reddito societario. Se invece le operazioni sono trasparenti ma solo fiscalmente non corrette il problema è solo tributario e non penale. La Finanza, secondo la Procura, non contesta la trasparenza ma le modalità di calcolo dei prezzi infragruppo. Di qui la richiesta di archiviazione del procedimento per la società dei Podini.
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