BOLZANO. La maggior parte dei rifiuti sono invisibili, o coperti dalla vegerazione, oppure sottoterra. Sacchetti di residuo, bidoni di polveri chimiche per utilizzo agricolo. Mobili. Si intravvedono anche dei televisori. Si tratta dell’areale ex Anas ai piedi del Virgolo. La zona contro la montagna, sotto l’A22 e dietro la ferrovia, di proprietà provinciale da oltre quindici anni, è lasciata a se stessa e nessuno si è curato di bonificarla, soprattutto per quanto attiene l’ex pompa di carburanti. L’area prima dell’ex Anas, alla rotonda con via Santa Geltrude, è stata trasformata dal Comune in una leccatissima area cani, dove la manutenzione è pressoché quotidiana. Anche ieri, si tagliava l’erba. In mezzo ai due spazi, però, per un delirio burocratico degno della peggiore italica follia amministrativa, sta una sorta di terra di nessuno. Una striscia di verde spontaneo, tra l’A22 e l’arginale: a ben vedere sarebbe proprietà dello Stato, che però, per usare un eufemismo, pare non se ne curi molto. E così, vi si accumula davvero di tutto: rifiuti residui abbandonati, sacchetti immondi, mobili sgangherati, polveri chimiche per l’agricoltura, televisori e chissà cos’altro. Nell’indifferenza delle amministrazioni pubbliche, pare insensibili ai reiterati reclami.

A segnalare la situazione di degrado, da mesi se non da anni, è l’inascoltato custode dell’ex Anas. Si tratta di un ex dipendente provinciale che, andato in pensione, ora si occupa di custodire l’area. Vive lì, in affitto dalla Provincia. E le vede tutte, ma proprio tutte. Qualche tempo fa, dei loschi figuri lo hanno pure picchiato, di notte, perché si era trovato dove non doveva essere, per di più al momento sbagliato. In questi ultimi anni, il custode dell’area ne ha viste di tutti i colori. Prima la galleria sotto la montagna, sconosciuta alla maggior parte dei bolzanini. Parallela a quella del Virgolo, tra questa e la ferrovia, è lunga un mezzo chilometro e da tempo immemorabile è utilizzata dai senza tetto per dormirci. Poi ci sono gli edifici abbandonati sotto all’Autobrennero, a lato della ferrovia che affianca viale Trento. Fabbricati di vario genere, dalle ex rimesse alle ex officine fino al piazzale. Per fortuna, ultimamente si è deciso di cementare le finestre e le entrate e così, almeno la notte, si può stare un poco più tranquilli di prima. Anche se, inutile nasconderselo, nonostante i cartelli con minacce di telecamere e cani da guardia, quando entra qualcuno non resta che chiamare le forze dell’ordine.

Se però negli ultimi tempi l’areale è un poco più tranquillo dal punto di vista della sicurezza, non è affatto così dal punto di vista ambientale e, perché no, paesaggistico, estetico. Già si capisce davvero poco su come mai sia la Provincia, proprietaria dell’area, sia il Comune, che potrebbe accampare dei diritti sulla stessa vista la sua posizione centrale, non facciano assolutamente nulla per risanarla, per valorizzarla, per cavarci fuori qualcosa di utile e decoroso per la comunità. Per esempio, vista la persistente carenza di posti di aggregazione per i giovani, contando anche la relativa lontananza dai luoghi abitati, si potrebbe ipotizzare di realizzarci un centro giovanile o simili. Ma poi, messo da parte il libro dei sogni, ci sarebbe anche il livello minimo di decenza ambientale. E invece, non è così. Prima dell’entrata dell’ex Anas, un prato. Mobili abbandonati, rifiuti dei furbi che non vogliono usare il bidoncino, sotto si intravvedono dei televisori. La polizia ambientale, intervenuta ieri, pare non possa agire, trattandosi di territorio non comunale. Dentro l’ex Anas, un distributore di benzina. In tutta la città, in tutta la provincia, una volta dismessi, i distributori vengono bonificati. Qui, non ci si pensa nemmeno. Come non si elimina la vecchia, enorme cisterna del gasolio interrata. Provincia, Comune, se ci siete battete un colpo.

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