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BOLZANO. Come spesso è già accaduto in questo nuovo scandalo in salsa sudtirolese e trentina, tutti dicono di non sapere nulla o quasi. Questa volta sono state alcune dichiarazioni rilasciate dall’assessore regionale Sepp Noggler a provocare un terremoto. E non solo a livello politico. In effetti ora ha deciso di muoversi anche la Procura della Repubblica.
Al centro del caso c’è la presunta garanzia della rendita annuale prevista per le somme affidate dai consiglieri provinciali e regionali al «Family Fonds» , il fondo speciale di Pensplan Invest messo a punto per gestire le rendite delle super liquidazioni che hanno sostituito in parte i vitalizi d’oro considerati immorali e inaccettabili.
Ora è emerso che i consiglieri ed ex consiglieri titolari di depositi affidati al Fondo avrebbero ottenuto , in fase contrattuale, la garanzia di una rendita annuale del 4 per cento. Si tratta, è evidente, di una percentuale molto superiore a quanto potrebbe essere riconosciuto da una banca. E’ evidente che in questo caso la rendita è decisa dall’andamento del mercato finanziario. La Regione, però, avrebbe deciso di rendersi garante negli anni di una rendita così elevata. In altre parole se la rendita del 4 per cento non dovesse essere raggiunta la Regione interverrebbe compensando la differenza. E’ evidente che si tratterrebbe di un intervento, con soldi pubblici, a sostegno di somme di denaro a tutti gli effetti private.
Nelle dichiarazioni rilasciate dall’assessore Sepp Noggler al quotidiano in lingua tedesca «Dolomiten» si afferma che di questo tipo di meccanismo si sarebbe parlato in giunta regionale, con esplicito riferimento a quanto prevederebbero i contratti sottoscritti tra gli ex consiglieri provinciali e la gestione del «Family Fonds».
Ieri sera, però, a diverse ore dalla diffusione delle rivelazioni dell’assessore Noggler, la presidenza del consiglio regionale ha emesso un comunicato stampa di precisazione e lo stesso Noggler ha dichiarato di essere stato frainteso.
«Nel regolamento, ove sono riassunte tutte le caratteristiche della gestione del fondo da parte di PensPlan Invest, non vi è alcun riferimento a rendimenti garantiti» si legge nella nota che poi precisa: «Le specifiche tecniche del regolamento prevedono una gestione obbligazionaria a rischio basso ed ispirata a criteri di estrema prudenza».
Da parte sua l’assessore regionale Noggler ha puntualizzato al nostro giornale che in giunta provinciale si sarebbe discusso delle potenzialità del fondo con obiettivo una rendita del 4 per cento. In altre parole la giunta regionale intenderebbe agevolare, ma non garantire, una rendita del 4 per cento.
«In giunta non si è mai parlato di garanzia» ha puntualizzato l’assessore regionale che poi però ha dichiarato di non essere certo della decisione di non utilizzare risorse pubbliche per garantire una rendita del 4 per cento . «Secondo me non sarà così» ha detto, sottolineando che si tratta di una valutazione e non di una certezza.
A fronte di questa situazione tutt’altro che chiara, il procuratore aggiunto Markus Mayr (il dottor Rispoli al momento si trova negli Stati Uniti) ha annunciato che alcuni accertamenti dovranno essere svolti.
In primo luogo, dunque, nelle prossime ore la magistratura cercherà di stabilire una volta per tutte che cosa è previsto nei contratti sottoscritti dai consiglieri provinciali con Pensplan Invest per le somme affidate al «Family Fonds».
L’ipotesi di lavoro della magistratura si basa sulla possibile contestazione di due reati legati al possibile indebito utilizzo di soldi pubblici: peculato e abuso in atti d’ufficio. Reati che peraltro, è bene sottolinearlo, verrebbero a definirsi concretamente solo nel momento di un eventuale concreto intervento delle casse della Regione a sostegno della rendita prevista del 4 per cento.
Una situazione, dunque, complessa e decisamente intricata in merito alla quale la magistratura intende ora fare chiarezza.
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