BOLZANO. Nuvole basse, pioggia, fango a rendere ancora più scivoloso il terreno e quindi faticosa la salita: condizioni meteo, quelle di ieri mattina, che farebbero tornare a letto quanti, il fine settimana, si concedono una tranquilla passeggiatina nei dintorni di Bolzano. Ma che invece sull’esercito crescente degli amanti di “Vertical”, “Ultra trail”, “Skyrace” hanno l’effetto esattamente contrario, ovvero le rendono più attrattive, perché più sono le difficoltà e più piace.

Oltre duecento i partecipanti alla Vertical Bolzano, organizzata da “Sportler”, sul tracciato che parte dalla stazione a valle e arriva fino alla stazione a monte della funivia del Colle, sfruttando un vecchio sentiero di servizio creato a suo tempo per fare manutenzione all’impianto: 850 metri di dislivello in 2,1 chilometri. Due cifre che spiegano perché si chiama “Vertical” e perché grazie al fatto di essere in città è diventata la palestra naturale di chi ha poco tempo e tanta energia.

Ci sono persone un po’ di tutte le età - uomini e donne tra i 20 e i 60 anni - che spesso e volentieri, durante la settimana, lavorano dietro una scrivania, ma appena possono si mettono scarpe da ginnastica e pantaloncini e vanno a correre, in bici, con gli skiroll in autunno e con gli sci da fondo o alpinismo appena arriva la prima nevicata. In comune: la passione per la fatica, eletta a religione. Perché? Per tenersi in forma, per staccare la spina, per illudersi di riuscire a fermare il tempo o almeno cercare di rallentarlo.

L’asticella della sfida con il cronometro, con gli amici o molto più semplicemente con se stessi, si sta spostando sempre più in alto. E ciò spiega perché le “vecchie” maratonine (21 chilometri) abbiano grossa difficoltà a sopravvivere, difronte ad eventi che promettono più adrenalina e quindi più emozioni . «Oggi - spiega Domenico Nicolazzo, dipendente Seab bolzanino che ieri mattina era alla partenza - la gente cerca o le Ultra trail, ovvero le competizioni molto lunghe - 80, 100, 120 chilometri su dislivelli che superano i 4 mila metri - oppure le salite brevi ma “cattive”, come questa Vertical Bolzano, perché maggiore è la fatica e più grande è la soddisfazione di avercela fatta».

Manuela Menegatti, bolzanina, 60 anni dichiarati con orgoglio, lavora come contabile e nella pausa pranzo si allena sulla “verticale” del Colle: si sale correndo o a passo veloce, a seconda delle possibilità, e poi si può scendere in funivia, evitando problemi alle ginocchia.

«Dall’inizio alla fine - dice Menegatti - non c’è un attimo di tregua. Ma è proprio questo il bello. Perché lo faccio? Per invecchiare bene e possibilmente sempre più tardi».

Intanto, continua a piovere: il sentierino stretto, che si arrampica in mezzo al bosco e nei tratti più ripidi è attrezzato con corde d’acciaio fisse, è insidioso perché ormai è un mix di fango e foglie. Le partenze si susseguono ogni 30 secondi: la maggior parte sale aiutandosi con i bastoncini da nordic walking, però c’è anche chi preferisce andare senza e se proprio è necessario si mettono giù le mani.

Tarcisio Linardi e Claudia Paolizzati arrivano rispettivamente da Trento e Dro. «È bello tutto: il tracciato in mezzo al bosco e poi il dopo gara, dove ci si rilassa assieme ad altri che condividono la stessa passione. Domani (oggi, ndr) saremo alla Vertical del Monte di Mezzocorona, dove Jimmy Pellegrini, 38 anni di Laghetti, va a caccia del record: salire 29 volte da Mezzocorona al Monte (630 metri di dislivello positivo)».

Christian Knolseisen, 45 anni di Tires, è in lotta contro se stesso: punta a battere il tempo fatto un anno fa, 31 minuti. «Gli anni passano - dice - ed è sempre più dura. Ne vale comunque la pena, perché quello che mi porta qui è il piacere della fatica». Thomas Pasqualotto, 26 anni di Ospedaletto Euganeo (Padova), una settimana fa era alla Vertical di Innsbruck, organizzata sempre da Sportler: sveglia lle 3.30 per arrivare in tempo alla partenza. Ieri gli è andata meglio: è partito alle 5. «Fino ad un anno fa giocavo a basket, poi ho scoperto il piacere delle gare brevi e verticali». Ma c’è anche chi come Flavio Bertagnolli, 51 anni, meranese, tre figli, prima della gara, si è fatto un paio d’ore di lavoro allo stabilimento Mila che è a poche centinaia di metri dalla partenza. Quando taglia il traguardo è felice: «Il cronometro segna 35 minuti, meglio dell’obiettivo che mi ero dato». Tra coloro che hanno fretta di partire Mario Venturini che dopo la corsa è atteso sul campo da calcio:«Alleno i ragazzini del Bozner e oggi pomeriggio abbiamo la partita». Soddisfatto della partecipazione alla gara Jakob Oberrauch, amministratore del gruppo Sportler: «Quest’anno - spiega - abbiamo organizzato una trentina di eventi con cui si è cercato di offrire emozioni nuove. Lo sport fine a se stesso non appaga più, si cerca l’avventura. Per questo, ad esempio, in estate abbiamo proposto il giro in bici in notturna piazza Walther-lago di Resia. Oltre 100 km con partenza a mezzanotte. Tutti coloro che hanno partecipato erano entusiasti e sono sicuro che il prossimo anno, grazie al passaparola, saremo molti di più». Anche questo è un modo per fidelizzare la clientela e fronteggiare l’aumento degli acquisti nelle grandi catene e sul web, che hanno il vantaggio di essere in genere più convenienti, ma il servizio lascia un po’ a desiderare o non c’è affatto. «Noi vogliamo - spiega Oberrauch - che i nostri collaboratori, pratichino almeno tre sport. Solo così quando arriva il cliente saranno in grado di spiegare le caratteristiche di un prodotto e quindi il perché di un prezzo invece che un altro». Per la cronaca, la gara è stata vinta da Hannes Perkmann di Sarentino (26 minuti e 37), prima tra le donne Annelise Felderer, pure di Sarentino, in 32 minuti e 57.

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