MERANO. Stamattina festa grande per i primi 10 anni di Casa Basaglia, la struttura per i malati psichici di Sinigo. E' annunciata la partecipazione anche dell'assessore provinciale alla sanità Richard Theiner. Ma la festa avrà anche un motivo di rimpianto perchè sta per andare il pensione il primario di psichiatria, il dottor Lorenzo Toresini che lascia sia il reparto dell'ospedale Tappeiner da cui dipende anche Casa Basaglia. «Vado in pensione il 2 aprile, il giorno stesso in cui festeggio i 40 anni di matrimonio. Perchè il 2 aprile? Perchè fosse stato l'1, qualcuno avrebbe pensato, per un attimo, che sarebbe stato uno scherzo».
Quanti anni ha fatto a Merano da primario?
Ben 14, prima ero stato a Trieste e quindi a Portogruaro, sempre come psichiatra. In riva al Passirio oltre al reparto ospedaliero abbiamo anche Casa Basaglia e la struttura di via Speckbacher. In più c'è una casa di accoglienza a Silandro. Il territorio da coprire è molto vasto.
Cosa significa essere primario di un reparto così delicato?
Avere i pazienti, con tutti i loro problemi, sempre davanti agli occhi, poi, tenendo conto delle loro esigenze, cercare di coordinare l’intero team per cercare di soddisfare le loro aspettative.
Da primario lei si è sempre battuto per le porte aperte in psichiatria per evitare di legare i malati.
Dobbiamo dialogare con i pazienti, capirne le loro esigenze. Solo così si può instaurare un rapporto corretto con loro. Il reparto di psichiatria all'ospedale è stato aperto nel 2001. Ai vari responsabili sanitari ho fatto presente, da subito, i miei obiettivi di non legare mai un paziente e di tenere le porte aperte. Mi hanno incoraggiato a farlo se me ne assumevo la responsabilità. Così è stato ed i risultati li giudico positivi.
Ma non basta il primario per lavorare in questo modo...
E' vero: serve la volontà e l'impegno di tutto il personale. Ed in questo senso posso dire che sono stato fortunato. I risultati che abbiamo ottenuto sono merito di tutto il team e non certo soltanto del sottoscritto.
Casa Basaglia è aperta da 10 anni: soddisfatto del lavoro svolto?
Creando una struttura del genere abbiamo corso un grosso rischio. E' una struttura grande, forse troppo. Il pericolo era di trasformarla in quello che una volta sarebbe stato chiamato manicomio. Il rischio c'è ancora. Ma finora siamo riusciti ad esorcizzarlo grazie a quello sforzo comunitario che continua e soprattutto grazie alla volontà di collaborare con ogni paziente per capire le sue esigenze e venirgli incontro.
Casa Basaglia è quindi un simbolo di questo modo di operare a contatto con i pazienti?
Siamo stati fortunati nel trovare tre cooperative che sono a servizio dei pazienti. Tutte e tre sono entrate perfettamente nel nostro spirito e lavorano seguendo questo obiettivo. E' sintomatico segnalare che impiegano pazienti stessi di Casa Basaglia, sono tutti in regola e lavorano anche per i loro colleghi ospiti della Casa. Questo è il dialogo che ho sempre voluto e che si sta concretizzando. Abbiamo tutti bisogno anche dei malati mentali per crescere assieme a loro. Mi fa piacere ricordare quanto affermato dal parroco di Sinigo, don Salvatore Tonini: ogni volta, ha detto il sacerdote, che entra in chiesa un ospite di Casa Basaglia mi sembra di celebrare una Messa diversa. Questa è l'integrazione vera. Questa è una frase che mi porterò sempre nel cuore.
Dal 2 aprile lei va in pensione. Chi prenderà il suo posto?
Sono scelte legate alla politica anche se io, come primario, sono stato indicato da un malato, un meranese che era stato seguito a lungo presso la struttura di Trieste dove lavoravo. Era stato lui a dare le indicazioni giuste all'allora assessore provinciale Saurer che era andato a trovarlo in parecchie occasioni.
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