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LAIVES. «Forza Pippo, l'articolo 18 non si tocca!». Bentornata festa dell'Unità. Perchè questa di Laives sembra una festa di quelle di una volta. Più rossa che rosa. E dunque rieccola la sinistra del centrosinistra. Quella altoatesina, mai troppo coinvolta nelle Leopolde della rinascita democratica. Con radi renziani della terza ora, pochi della seconda e pochissimi degli esordi. Alla prima occasione (la kermesse mancava da cinque anni in Alto Adige) si toglie il morso dalla bocca e schiuma quando Civati sillaba parole antiche «La patrimoniale? Perché no... e parliamo anche di tassa di successione» e «Le larghe intese bloccano il sistema politico» fino a un liberatorio «vorrei che il nostro premier parlasse di diseguaglianze e che non guardasse a Berlusconi e a Verdini ma a quell'oltre un terzo del nostro parlamento costretto ad andare solo nelle piazze». Forse è un caso che Beppe Civati, già sfidante di Renzi alle primarie del 2013 (con un buon 14%), giovane turco della leva dei trentenni che hanno preceduto la rottamazione, filosofo, cultore del pensiero rinascimentale, sostenitore di possibili accordi con i grillini e fiero oppositore del Pdl in area governativa e degli accordi del Nazareno, che proprio lui dunque sia stato scelto per onorare la prima festa dopo 5 anni. «Di solito vado in vacanza a Vipiteno», ha subito chiarito ad Alberto Faustini, direttore dell’Alto Adige, che lo solleticava sull'argomento. In realtà in prima fila c'erano Chiara Pasquali, Tommasini, un poco dietro Luisa Gnecchi, e poi Calò e tutti i giovani inquieti. Non Bizzo, ad esempio. Ma Randi sì, almeno di area. E gli applausi mostravano subito da che parte pendeva la gran parte degli iscritti presenti. E mentre Liliana Di Fede tentava di riportare le cose al loro posto («Sotto la spinta di Renzi, rieccoci...») Pippo Civati mostrava quando sia ancora lunga la strada perchè il Pd marci unito sotto la guida di un Renzi che, ad esempio, non arretra di un millimetro di fronte alla Camusso che minaccia lo sciopero generale contro il governo (del Pd). «Attenzione - spiegava intanto Carlo Costa - non guardiamo troppo alle polemiche interne. Anche qui, a Bolzano, il partito alla fine troverà la strada». E anche la Di Fede, che ha riportato la festa nella sua Laives: «Finito di discutere, marciamo uniti». Intanto Civati, che ha presentato il suo ultimo libro ("Qualcuno ci giudicherà", Einaudi), andava dritto come una spada contro la «confusione dei ruoli tra destra e sinistra», a favore «di una chiara norma anti riciclaggio», per una «revisione delle aliquote sui redditi più alti» e perchè Renzi usi «la comunicazione finchè serve, ma che poi dica il vero e spieghi le cose». E al direttore dell'Alto Adige che gli chiedeva della sua simpatia per il nuovo sindaco di New York eccolo rispondere: «De Blasio in Italia sarebbe considerato un comunista. Un Fassina maturo. Invece dice semplicemente cose di sinistra. E allora dico a Renzi: torniamo sensibili alle disuguaglianze. E magari iniziamo a guardare a Sel...».
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