BOLZANO. Sono sette i milioni di euro che un'azienda altoatesina avrebbe evaso, nascondendo al Fisco introiti e volumi d'affari consistenti.

L'operazione Fruit Shadow, guidata dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Bolzano, ha smascherato un meccanismo che nasceva dalla spostamento formale all’estero della sede legale di una ditta che commercia mele all’ingrosso.

Un escamotage per non far figurare gli incassi che l'azienda otteneva dalla vendita della merce sul territorio italiano.

I dirigenti, in sostanza, avrebbero trasferito il centro legale in Germania mantenendo, però, l'attività e gli organi decisionali in Alto Adige. Tutte le imposte collegate al lavoro dell'azienda, perciò, andavano pagate in Italia. Da qui ha preso avvio l’indagine delle Fiamme Gialle. Grazie alle diverse banche dati in dotazione agli organi di controllo e all'incrocio delle cifre di bilancio, la Finanza è riuscita a quantificare il guadagno decennale dell’attività in 600 milioni di euro. Un lavoro certosino durato molti mesi. Da qui la cifra contestata di 7 milioni di euro di tasse evase.

L’accusa, dunque, è di aver aggirato le norme e i principi che regolano la residenza ai fini fiscali nel nostro Paese. L'azienda è stata segnalata alle autorità amministrative e penali competenti. A tre dirigenti, invece, è stato contestato il reato di dichiarazione infedele che prevede, secondo la gravità, la reclusione da 1 a 3 anni.

«Si tratta di un'azienda che viene definita esterovestita – puntualizza il comandante provinciale della guardia di finanza Giulio Piller– che ha spostato la sua sede in Germania nonostante continuasse ad operare tranquillamente in Alto Adige. La legge impone che le tasse siano pagate laddove viene prodotto il reddito quindi in Italia. Per questo siamo arrivati alla contestazione con l’obiettivo di recuperare questi 7 milioni di euro evasi».

La somma contestata dalle Fiamme Gialle è calcolata al netto dei costi aziendali sottratti dai 600 milioni di fatturato. Una cifra ingente per l’azienda che ha mantenuto il centro amministrativo tra Lana e Merano (il nome non viene diffuso dalle autorità per la delicatezza dell’indagine).

«Siamo soddisfatti - continua Piller - perché questa operazione dimostra che in un territorio di confine siamo reattivi ed efficaci nel contrastare il fenomeno dell’esterovestizione. Un reato contro cui dimostriamo la massima fermezza perché sottrae ingenti risorse al nostro Paese».

Un’economia sommersa che si cerca di portare alla luce con indagini che richiedono l’impiego di molte risorse.

«È un lavoro che va portato avanti con grande impegno nel rispetto di quegli imprenditori che sono virtuosi, in quanro pagano le imposte in Italia. Oltre, ovviamente, che per tutelare tutti i cittadini onesti».