BOLZANO. Firmato l’accordo finanziario tra lo Stato, la Regione e le Province di Bolzano e Trento. Lo Stato accetta di prevedere una cifra fissa di contributo delle due «speciali» al risanamento del deficit pubblico, calcolato sul costo del debito nazionale, senza ulteriori imposizioni unilaterali. Le Province si impegnano a ritirare i ricorsi pendenti. «Abbiamo concluso un patto di garanzia», è il riassunto dei presidenti Arno Kompatscher e Ugo Rossi. Rientrati ieri pomeriggio da Roma dopo l’intesa con il ministro dell’Economia, ne hanno presentato i contenuti in una conferenza stampa all’aeroporto. In estrema sintesi, dal 2018 i tagli verranno ridotti del 30% rispetto agli attuali 800. L’impegno sarà di 476 milioni di euro all’anno per Bolzano e 413 per Trento. La prova del nove sarà l’inserimento di questi principi nella legge di stabilità statale. Poi verranno ritirati i ricorsi. Il patto si aggiunge all’Accordo di Milano da 518 milioni all’anno (in larga parte recuperati con rimborsi delle funzioni delegate e i margini di manovra sui tributi): in tutto 994 milioni. «L’ accordo offre più garanzie rispetto al passato», aggiunge Kompatscher. Alla volata finale della trattativa hanno partecipato ieri i ministri Pier Carlo Padoan, Maria Carmela Lanzetta, i sottosegretari, ringraziati diffusamente, Graziano Delrio e Gianclaudio Bressa. «Il ministro Padoan si è dimostrato molto ragionevole con soluzioni pratiche anche nelle ultime ore», spiega Kompatscher, affiancato dal segretario generale Eros Magnago, «il nostro obiettivo era ottenere certezza del diritto e sicurezza nella programmazione: li abbiamo raggiunti». Non mancano voci scettiche (vedi sotto).

Il ruolo dell’Austria. Entra in campo l’Austria, come annunciato. Una volta che sarà ratificato definitivamente, dopo la presentazione in giunta e consiglio provinciale, l’accordo verrà inviato a Vienna insieme a una nota condivisa dai ministri interessati. Il governo informerà il governo austriaco di avere siglato con Bolzano e Trento un riassetto degli accordi finanziari. Verrà citata anche la clausola liberatoria. Il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz è stato informato. Aggiunge Rossi: «Viene coinvolto anche il Trentino, recuperando lo spirito originario dell’accordo di Parigi».

I nove decimi. L’intesa, rivendica Kompatscher, prevede anche la conferma del principio dei 9/10 spettanti alla Provincia del gettito fiscale prodotto in loco, «ma abbiamo rovesciato le modalità: sarà la Provincia a versare il decimo di quota parte spettante allo Stato». È un accordo, commenta Delrio, «in sintonia con i principi che il governo sta portando avanti, il profondo rispetto per le autonomie e la loro responsabilizzazione. Siamo molto soddisfatti per questo passo avanti, che ci ha permesso un'intesa più a lungo termine».

Le regole. La regola secca dei 476 milioni per Bolzano e 413 per Trento, pari allo 0,55% degli interessi relativi al debito, partirà dal 2018. Fino a quell’anno Bolzano e Trento continueranno a contribuire con gli attuali 800 milioni, ma la differenza verrà restituita dallo Stato in rate di 20 milioni per 20 anni (fino a 650 milioni). E tuttavia lo Stato, sottolinea una nota di Palazzo Chigi, «ha la facoltà di modificare unilateralmente per un periodo di tempo definito i contributi a carico delle Autonomie nella misura massima del 10% per fare fronte ad eventuali eccezionali esigenze di finanza pubblica. Un eventuale contributo superiore sarà concordato con la Regione e le Province autonome». Prevista la possibilità di introdurre crediti di imposta su tasse anche statali, di contabilizzare nel bilancio le accise sul riscaldamento. Trento potrà utilizzare parte dei 250 milioni di cassa residua. Finora Bolzano versava più di Trento: la discrepanza viene superata. Il patto sugli 889 milioni tra Bolzano e Trento è quinquennale fino al 2022. Dal 2023, ogni 5 anni, le cifre verranno aggiornate in base agli interessi sul debito. Magnago sottolinea: «Viene sancito il principio che valgono solo gli accantonamenti e non più le riserve all’erario. Novità anche sul patto di stabilità: dal 2017 avremo solo il “saldo puro”: assicureremo l’equilibrio di bilancio e il plus potremo tenerlo».

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