BOLZANO. In Alto Adige il 41 per cento dei contenziosi di carattere tributario si conclude a favore del contribuente contro le richieste o le interpretazioni del fisco. E' un dato che racchiude la situazione anomala tutta italiana su questo fronte: da un lato una macchina dei controlli che in più occasioni si dimostra inefficace o per lo meno insufficiente, dall'altra l'erario che nei confronti di chi finisce sotto la lente di ingradimento adotta criteri e interpretazioni normative spesso irrispettose del diritto.

E' un 41 per cento che dimostra che in Italia, complessivamente, il comparto fiscale avrebbe urgente bisogno di una profonda riforma. Anche perchè il sistema avrebbe necessità di disposizioni normative più chiare e certe, non interpretabili in termini addirittura contraddittori. E' quanto in sostanza è emerso ieri mattina nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario tributario. Le relazioni centrali sono state affidate ai presidenti delle due commissioni: Margit Fliri (ex presidente del Tribunale dei minori) per il primo grado e Carlo Bruccoleri (ex presidente del Tribunale ordinario di Bolzano) per il secondo grado.

I contenziosi innescati dai contribuenti (imprese o privati cittadini) sono stati, negli ultimi dodici mesi di riferimento (1 luglio 2010-30 giugno 2011), in tutto 500 di cui il 34 per cento si è concluso già in primo grado a favore dei ricorrenti. Con l'esito dell' appello in secondo grado la percentuale di contenziosi che ha visto soccombere l'amministrazione finanziaria sale, come detto, al 41 per cento. Se i ricorsi in un anno sono stati in tutto 500, le pratiche approdate al secondo grado sono state 222, con una variazione in aumento rispetto all'anno precedente di 72 procedimenti. Non sono grandi numeri ma resta elevata la percentuale delle controversie di rilevante valore economico che toccano principalmente le imposte dirette e l'Iva.

E questa considerazione ha portato ieri ad un altro auspicio espresso apertamente dal presidente Bruccoleri: sempre più si avverte la necessità anche in Alto Adige di prevedere giudici tributari a tempo pieno, specializzati nel settore. Il modello Germania fa scuola anche in questo settore dato che l'organizzazione tedesca può contare sull'apporto di 540 giudici tributari a tempo pieno contro i 3000 in servizio in Italia ma non a tempo pieno dato che le commissioni sono composte da magistrati (che spesso sono già impegnati nei loro ruoli ordinari) e da professionisti (già ovviamente coinvolti nella loro attività privata).

Tra il resto un recente decreto legge rischia di decimare i componenti delle commissioni tributarie, con conseguente paralisi dell'attività. Le nuove disposizioni, infatti, per garantire l'imparzialità e terzietà del corpo giudicante hanno inasprito il regime delle incompatibilità introducendo, tra l'altro, una radicale e assoluta preclusione a svolgere le funzioni di giudice tributario per gli iscritti ad ogni tipo di ordine professionale per il solo fatto dell'iscrizione, a prescindere dallo svolgimento di attività in campo tributario.

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