BOLZANO. In crisi, con gli iscritti che diminuiscono e il debito che pesa, ma in tema di finanze la Svp continua a fare la parte del leone rispetto agli altri partiti locali. E non potrebbe che essere così. Con la cancellazione del finanziamento pubblico, i partiti hanno iniziato la fase dell’austerity. I Verdi nei giorni scorsi hanno lanciato una proposta: ridurre le indennità dei consiglieri provinciali e in parallelo studiare una formula di finanziamento dei partiti. Il tutto da decidere attraverso una consultazione popolare. Nei giorni precedenti, il senatore della Svp Karl Zeller aveva sollevato il medesimo tema del finanziamento ai partiti, suggerendo di esplorare una via altoatesina, compatibile con l’autonomia speciale.

Uno sguardo alle casse dei partiti è possibile attraverso lo schema diffuso dai Verdi (Brigitte Foppa, Riccardo Dello Sbarba e Hans Heiss), all’interno della mozione «I costi della politica e il finanziamento pubblico ai partiti- La parola all’elettorato».

Nello schema in questa pagina si vedono le cifre relative ai partiti principali, che i Verdi hanno ricavato dai bilanci del 2014. Nella voce «donazioni» sono compresi anche i versamenti che gli eletti effettuano ai partiti, con quote variabili. Nella Svp e nel Pd il tema è oggetto di frizioni continue, con i tesorieri che premono per aumentare la percentuale dovuta dagli eletti (consiglieri provinciali, assessori, sindaci). Nonostante questo, grazie alla propria presenza capillare, la Svp conta ancora su 1,775 milioni di introiti, di cui 853 mila euro di donazioni e 522 mila euro dalle tessere degli iscritti. In proporzione sono alti i contributi degli eletti di partiti più piccoli, come i Verdi (119 mila euro di donazioni con tre consiglieri provinciali) e la SüdTiroler Freiheit (198 mila euro con tre consiglieri provinciali). I Freiheitlichen (sei eletti) contano su 96 mila euro di donazioni. Partito poco strutturato, i Freiheitlichen incassano 5.201 euro dagli iscritti, un decimo rispetto alla Svp. Ancora più debole il dato dei Verdi, con 1.384 euro. Il Pd, partito legato al tesseramento, mette a bilancio 8.915 euro dagli iscritti. Con la progressiva estinzione del finanziamento pubblico (stop definitivo nel 2018) , le risorse dovrebbero essere ricavate dal tesseramento e dalle donazioni dei cittadini attraverso il 2 per mille, strumento che stenta a decollare. Il finanziamento attraverso il 2 per mille è stato inaugurato con la dichiarazione dei redditi del 2015. In Alto Adige vi possono accedere Svp, Pd e Freiheitlichen (cancellati però nel 2016). Sottolinea Brigitte Foppa: «In Austria i partiti privi di rappresentanti in Parlamento ricevono una quota annua di 2,5 euro per elettore. Chi siede in Parlamento riceve un finanziamento di base di 218 mila euro all’anno, più una quota per elettore divisa tra i partiti in base al numero degli elettori. La politica austriaca conta dunque su un budget corposo per effettuare la propria attività, necessaria alla democrazia, e ciò consente indennità più basse agli eletti. In Tirolo i consiglieri guadagnano circa 3500 euro netti al mese». Dieter Steger (intervistato da Rai Südtirol), capogruppo della Svp, ha respinto al mittente la proposta di consultazione popolare sulle indennità e il finanziamento provinciale ai partiti: «Una iniziativa populistica, che non porterebbe a nulla. Anche gli impiegati statali e i magistrati vengono pagati con denaro pubblico. Dovremmo fare decidere ai cittadini anche i loro stipendi». Secondo Steger la discussione sui costi della politica non è serena: «Ci sono persone convinte di guadagnare troppo poco, che ritengono troppo alti i nostri stipendi. Vorrei essere giudicato per il mio lavoro: tra due anni e mezzo gli elettori potranno valutare attraverso il loro voto». (fr.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA