BOLZANO. L’inchiesta sulle spese dei gruppi consiliari in consiglio provinciale entra nel vivo. Come si ricorderà una parte dell’inchiesta (con riferimento alla rendicontazione del 2012) aveva rivelato che nella contabilità del gruppo dei Freiheitlichen erano stati addebitati alla collettività anche i costi (seppur limitati) per un regalo erotico acquistato allo sexy shop “Beate Uhse” di via Garibaldi. Quella parte dell’inchiesta ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di Pius Leitner e Ulli Mair, due esponenti storici del movimento liberale della destra sudtirolese. Il primo fu capogruppo del movimento in consiglio provinciale a Bolzano. Per entrambi l’ipotesi di accusa parla di peculato. Ieri mattina entrambi erano attesi nell’ufficio del sostituto procuratore Igor Secco ma non si sono presentati. E’ molto probabile, a questo punto, che la Procura decida di procedere con l’avviso di conclusione indagine che prelude - come noto - alla richiesta di rinvio a giudizio. A quel punto se gli avvocati dei due esponenti dei Freiheitlichen vorranno tentare di far cambiare proposito alla Procura, dovranno scendere a patti e presentarsi al terzo piano di palazzo di giustizia.

2011/02/28-DA-SVP-riunione
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Nelle ultime ore l’indagine si è però allargata sulla base dell’esito degli accertamenti affidati alla Guardia di Finanza ora depositati in Procura. Sul registro degli indagati, sempre con l’ipotesi di accusa di peculato, sono finiti anche due esponenti di spicco del gruppo della Volkspartei in consiglio provinciale della scorsa legislatura. Si tratta di Elmar Pichler Rolle (già vicesindaco di Bolzano, assessore provinciale e Obmann del partito) e di Walter Baumgartner. Entrambi hanno provveduto a nominare un avvocato difensore (Alessandro Tonon per Pichler Rolle e Marco Mayr per Baumgartner) ma hanno già deciso di non affrontare un interrogatorio “al buio” non avendo neppure conoscenza delle circostanze contestate. I due erano stati convocati in Procura per questa mattina ma hanno già comunicato che non si presenteranno.

La contestazione del presunto peculato lascia intendere che, secondo la Procura, anche la gestione delle risorse riservate al gruppo consiliare della Volkspartei non sarebbe stata corretta. Non è una cosa da poco. In effetti l’inchiesta si sta sviluppando proprio nel tentativo di verificare l’uso appropriato dei fondi messi a disposizione per l’attività politica dei gruppi a fini istituzionali. Sotto accusa è finito lo stesso sistema di gestione delle risorse pubbliche a sostegno dell’attività dei consiglieri e dei partiti rappresentati in Provincia. Un sistema tollerato per anni e anni e che ora, sulla base anche di recenti pronunciamenti giurisprudenziali, non può più essere considerato legittimo. L’azione della Procura si basa sul rispetto delle norme generali della contabilità pubblica richiamate dalla sentenza del 2009 della Corte di Cassazione con un principio cardine di fondo: in via generale per poter utilizzare fondi pubblici è necessaria a priori una giustificazione contabile «puntuale, coeva e verificabile». In caso contrario - sostiene la Procura - l'utilizzo di soldi pubblici configura il reato di peculato. Sino alla scorsa legislatura il regolamento previsto per l'uso dei fondi dei gruppi consiliari era decisamente «blando» nel senso che non esisteva un obbligo reale di rendicontazione. L'unico vincolo esistente riguardava l'utilizzazione per l'attività consiliare e politica del gruppo ma la rendicontazione si basava essenzialmente sull'autocertificazione nel senso che il regolamento non prevedeva (ora è diverso) una vera e propria documentazione contabile, con