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BOLZANO. Della sorgente radioattiva (un bastoncino lungo 30 centimetri che contiene cobalto 60) sparita venerdì 9 settembre alle Acciaierie Valbruna non c’è traccia. La buona notizia è rappresentata invece dal fatto che l’azienda ha deciso di servirsi di sistemi hi-tech per riuscire a setacciare più velocemente il parco rottami - un’area grande più o meno come un come un campo da calcio - all’interno della quale dovrebbe trovarsi il misuratore smarrito e potenzialmente pericoloso. «Arriverà un portale - spiega Luca Verdi dell’Appa - che dovrebbe consentire di snellire le operazioni. Si sta mettendo in campo una soluzione tecnologicamente all’avanguardia anche nel campo della logistica. Anche perché l’area da controllare è larga e lunga decine e decine di metri. Di sicuro è stato commesso un errore, ma l’azienda non rischia sanzioni, anche perché la legge sulla radioprotezione non le prevede nemmeno. In caso di smarrimento, come in questo caso, c’è un protocollo preciso da seguire e Acciaierie Valbruna lo ha rispettato». Tanto il Comune quanto le associazioni ambientaliste criticano la procedura seguita per informare la popolazione. «Bisognerebbe - sottolinea Argante Brancalion di Ambiente e Salute - darne notizia subito ai residenti, senza lasciar passare una settimana, con la speranza di riuscire a rimediare. E questo vale anche per il termovalorizzatore. Nel caso delle Acciaierie negli ultimi anni si sono registrati miglioramenti importanti per quanto attiene l’emissione dei fumi, ma la presenza di un’azienda di questo tipo rappresenta comunque un problema». Critico anche il sindaco Renzo Caramaschi: «Il sottoscritto e l’assessore alla protezione civile (Walcher ndr) non possono apprendere la notizia da un giornalista. Nessuno ci ha contattato e quindi spero e penso che non ci siano eccessive preoccupazioni». Fabio Parrichini (Fiom/Cgil) si sente di escludere «che qualcuno abbia sottratto la sorgente radioattiva per fare un dispetto. Di sicuro c’è stato un errore ma confido che l’azienda riesca a rimediare in tempi brevi». Il consigliere provinciale Alessandro Urzì ha presentato un’interrogazione: «Le informazioni per ora trasmesse appaiono sommarie e poco comprensibili. In ogni caso non è ammissibile che di incidenti di questa gravità si debba venire a conoscenza con grave ritardo come accadeva nella vecchia Unione sovietica».
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