BOLZANO. «Nessun imprenditore degno di tale nome si comporterebbe come sta facendo la Provincia. Nessuno investirebbe, con pervicacia e ostinazione, da vent’anni, in un progetto del genere, che non ha mai funzionato». È la convinzione del consigliere provinciale dei Verdi Brigitte Foppa.

Consigliere, da più parti si fa presente che lo studio commissionato dalla Provincia riguardo al piano di sviluppo dell’aeroporto sia quanto meno superficiale. Si sarebbe tenuto conto esclusivamente dei supposti benefici per qualcuno, senza considerare i probabili aspetti negativi, ambientali ma pure economici.

«Sono completamente d’accordo. Si parla degli obiettivi, molto meno dei modi in cui verranno raggiunti. Le previsioni di crescita, poi, sono quelle del Pil a livello mondiale: aumenterà, la gente avrà più soldi, andrà di più in vacanza. Ma sono stime assai opinabili».

Alla Provincia, due decenni di tentativi a vuoto pare non siano stati sufficienti.

«Perseverare, in passato, ha portato a veri e propri paradossi, come quando la Provincia è entrata come socia in Air Alps versando la bellezza di 4,5 milioni di euro. I contribuenti, da quell’investimento, non hanno ricavato nemmeno un euro».

Ora però, si dice, arriveranno aerei più grandi.

«È già accaduto con la Darwin. Aerei più grandi, certo, ma erano più vuoti».

Come verde, probabilmente non sarà soddisfatta dello screening ambientale eseguito dai tecnici chiamati dalla Provincia per valutare l’impatto del nuovo aeroporto.

«E come potrei? Nello screening ambientale ci sono scritte cose incredibili, tipo che ampliando e sviluppando l’aeroporto aumenterà la biodiversità, ci sarà addirittura un lieve incremento della fauna, dei volatili in particolare. Sono indicatori veramente penosi, come quelli portati da chi ora ci spiega che più immondizie si bruciano nell’inceneritore più è pulita l’aria che respiriamo».

Ma si sono investiti 160 mila euro in questo studio...

«Esclusivamente a favore del sì. Se io fossi stata la presidente della Provincia, avrei tenuto conto di entrambi gli scenari possibili. Qui si è considerato solo il sì, ma se vincerà il no la Provincia come si regolerà? Si è voluto giocare su una faccia del sì con tanta visibilità, palpabile, mentre il no è stato ignorato. E sono mesi che ci giocano».

Qualcuno dice che l’unico privato in grado di rilevare l’aeroporto in caso di vittoria del no sarebbe la Caritas.

«Proprio così. Si sta giocando davvero troppo sul fatto che in caso di vittoria del no perderemmo il controllo dello scalo. Lo dice anche il presidente dell’Ente nazionale aviazione civile: non è assolutamente necessario chiudere i piccoli aeroporti regionali non di interesse nazionale. È chiaro però che lo scenario più probabile sarà proprio questo».

Lei è della Bassa, cosa chiede al resto della Provincia?

«Bassa Atesina e Oltradige chiedono al resto della provincia nient’altro che questo: solidarietà. Bolzano e i suoi dintorni sono la zona più densamente popolata dell’Alto Adige. Abbiamo già un carico ambientale eccessivo: A22, inceneritore, Ischia Frizzi, Safety Park, zona industriale di Bolzano. Abbiamo già abbastanza carichi di inquinamento, non ne vogliamo altri».

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