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BOLZANO. Energia, l’accordo tra Sel ed Eisackwerk sulla ricca centrale di S. Antonio è possibile. E ciò comporterebbe il ritiro del ricorso davanti al Tribunale superiore delle acque pubbliche. Riservate, proseguono intense le trattative. Sono parallele a quelle con Aew indirizzate alla costituzione della grande società pubblica. S. Antonio è una delle concessioni assegnate alla Sel, in base a una gara truccata, durante la seduta di giunta del 30 dicembre 2009. Venne ribaltato dalla giunta (gli assessori Repetto e Tommasini uscirono dalla sala) il parere degli uffici tecnici, che indicavano la Eisackwerk come vincitrice per S. Antonio. Dagli esposti penali della Eisackwerk è dipeso grande parte del terremoto politico-giudiziario costato incarichi e processi all’assessore Michl Laimer e all’allora direttore di Sel Maximilian Rainer. La battaglia imprenditoriale-giudiziaria della Eisackwerk, tra permessi negati e pressioni, si è intrecciata anche con l’inchiesta «Stein an Stein» e con la centrale di Rio Pusteria, assegnata alla società di Frasnelli.
Proprio perché rappresenta un caso a se stante, con trattativa separata, nella ipotesi di fusione tra Aew e Sel non è stata inserita la centrale di S. Antonio. Tra le quattordici concessioni assegnate nel 2009 quelladi S. Antonio è la seconda per valore di produzione, con 271.000 Mwh all’anno. Il valore di produzione indicato nel 2012 era di 20,325 milioni di euro all’anno. Abbiamo intervistato Hellmuth Frasnelli, tra i soci fondatori della Eisackwerk .
A che punto sono le trattative?
«Abbiamo un impegno di riservatezza. Posso confermare che ci parliamo. Sembra che si possa arrivare a una conclusione positiva».
Fino a pochi giorni fa sembravate molto distanti.
«Abbiamo rifiutato da subito la proposta di Sel e della politica di ottenere il 60 per cento di S. Antonio. Ci spetta di diritto tutta la centrale. E tra l’altro quella soluzione sarebbe onerossisima dal punto di fiscale. L’atto ci costerebbe 60 milioni di euro a causa delle sopravvenienze attive».
L’offerta è cambiata?
«Hanno riconosciuto che la loro proposta non era praticabile e i tecnici hanno studiato uno scenario diverso, che offre finalmente spiragli positivi. Se si può, chiuderemo. Abbiamo sempre dimostrato la nostra buona volontà».
Qual è la nuova proposta?
«Il nostro caposaldo non è cambiato: S. Antonio doveva essere assegnata a noi. Non accetteremmo altri soci».
Quindi eventualmente il punto di incontro della transazione sarà sulla richiesta di risarcimento o altro?
«Vogliamo che la pace sia a 360 gradi. La mia storia imprenditoriale è costellata da una corsa a ostacoli di concessioni negate, ricorsi contro i nostri progetti, terreni che assolutamente non possono subire un cambio di destinazione “perché sono di Frasnelli”».
La transazione è ora possibile grazie al cambio di giunta?
«L’accordo di Arno Kompatscher con l’Enel, l’avere portato a Sel il 100 per cento delle quote delle grandi centrali, è stata una operazione da statista. Grazie a questo passo sarà più facile chiudere i contenziosi con Aew e con noi. Enel avrebbe potuto opporsi».
Quanto ha pesato, secondo lei, la vostra denuncia sulle gare nel terremoto sull’energia?
«È stata determinante. Aew dovrebbe farci un monumento. Senza il nostro esposto penale, che ha innescato l’inchiesta, saremmo andati avanti per anni in sede amministrativa o civile».
Chi sono i soci di Eisackwerk?
«Questa è la Eisackwerk Rio Pusteria Srl: 37,25% della mia Investa Srl, 37,25 della Flumen di Karl Pichler, 20% di Peter Thun e 5,5% di Botzen Invest (quote di imprenditori locali, curia di Bolzano e Trento, ndr). Il fatturato del 2013 è stato di 16,491 milioni».
Vi fa paura l’eventuale società unica Sel-Aew?
«No. Abbiamo intenzione di espanderci dove sarà possibile e abbiamo dimostrato di presentare progetti in grado di superare Enel, Edison, Sel e Aew». Ripresenterebbe quegli esposti?
«Con quello che ho visto, mi sono pentito di non essere andato prima in Procura».
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