SEGUE DALLA PRIMA

BOLZANO. La signora Chen Fang è contenta: ha venduto a Benko e presto andrà nella sua nuova casa “lontano da qui”. Il signor Mehmed invece è disperato: entro dicembre deve lasciare il monolocale in affitto e probabilmente finirà sotto un ponte. Si contano ormai sulle dita i “superstiti” che ancora abitano nel condominio Garibaldi dopo la campagna acquisti di Benko. C’è la signora Chen con marito e tre figlie, il signor Mehmed che vende fiori nei ristoranti. Una famiglia senegalese. Alcuni ragazzi africani che hanno paura anche della propria ombra. E ci sono gli irriducibili, quelli che non vogliono vendere: i coniugi Cecchelin-Lorenzi, e un’altra coppia di ottantenni, finiti nel frattempo in clinica perché l’amministratore ha staccato il riscaldamento al palazzo.

Carota e bastone. Nelle ultime ore, il tycoon austriaco ha portato a casa un’altra manciata di contratti. Ha concluso con la signora Inge Lechner (4 appartamenti), con la signora Chen, appunto, e con qualcun’altro che lo teneva sulla corda per alzare il prezzo. Morale: è arrivato liscio come l’olio a 40 e rotti appartamenti. Si avvicina allo “strike”. Per convincere gli ultimi “irriducibili”, Benko usa il guanto e il bastone. Alle assemblee di condominio manda gli emissari della sua società, la Ig Srl, in giacca e cravatta. Toni gentili e modi affettati. Ma a trattare giorno per giorno con gli inquilini “più ostili”, ci pensa un referente di tutt’altra pasta: l’amministratore Favaro. E qui non si va per il sottile: via il riscaldamento a tutto il palazzo (riacceso ieri, ma solo per due mesi, dopo la minaccia di andare in tribunale). Stop alle pulizie (il “Garibaldi” è ormai ridotto a un letamaio nella parti comuni). Via l’antenna satellitare ai senegalesi, così, tanto per invitarli a sloggiare il prima possibile. Se l’igiene è un optional, la sicurezza è peggio. Partiamo dalle cantine: materassi e sacchi a pelo. Qui la sera tornano a dormire gli ex inquilini che ancora hanno le chiavi che portano ai sotterranei. Alcuni locali sono chiusi dai lucchetti per proteggere coperte e cuscini. Siamo un piano sotto il livello della strada. I bagni non ci sono. L’odore è nauseabondo. Al piano terra: mobili e rifiuti di ogni tipo. Salendo le scale, interi piani ormai vuoti.

L’incubo esproprio. Gli appartamenti di Benko hanno tutti un nastro rosso sulla maniglia e un foglio sulla porta con il timbro della «Ig Srl». L’altro giorno i suoi tecnici hanno perlustrato il palazzo da cima fondo: dalle cantine al tetto. Hanno fatto i rilievi e le prove statiche. I Lorenzi masticano amaro: «Verrà fuori che questo immobile non è più sicuro, che dovranno abbatterlo. Così ci obbligheranno a lasciare la nostra casa». Ovvero l’appartamento all’ottavo piano costruito in oltre 30 anni di risparmi e sacrifici. Questo sospetto, di venire prima o poi cacciati, li rode come un tarlo da quando il sindaco Spagnolli, informalmente, ha detto loro che il Comune potrebbe anche espropriare l’appartamento. «Lo ha detto così, con nonchalance - raccontano -, aggiungendo poi, come per rassicurarci, che comunque è una possibilità remota, visto che il Comune non ha soldi...». Bruno Lorenzi, da vecchio sindacalista Cgil, non è uno che si fa lusingare né minacciare, ma quella parola “esproprio” non lo lascia in pace. «Quando ho visti i rilievi statici ho fatto uno più uno. Tutte queste pressioni ti fanno pensar male...». L’ultima proposta arrivata dall’entourage di Benko era questa: «Vi trasferiamo armi e bagagli in un bellissimo appartamento “temporaneo”, Benko tira giù tutto, ricostruisce il palazzo e poi voi tornate qui in un nuovo attico che varrà ancora di più....». Loro hanno detto ancora no. Ma perché? «Perché abbiamo 76 e 74 anni, se usciamo di qua, prima di dieci anni non rientriamo. Fai tu i conti. Questa è la nostra casa, ce la siamo tirata su con amore, sangue e lacrime. Dovranno sbattermi fuori a cannonate». Stesso discorso per la coppia di ottantenni che vive tre piani sotto. «Siamo qui da 50 anni e qui moriremo». La signora Chen ascolta sull’uscio, sorride gentile ma non annuisce. Lei non aspetta altro che andarsene da qui: «Abbiamo venduto a Benko tre giorni fa». Il prezzo non lo dice. «Un buon affare», sussurra. Il marito fa il commerciante, ed è sempre in giro per l’Italia. Lei fa la casalinga e bada alle tre figlie piccole, che vanno a scuola alle Dante e “ormai - dice crucciata - parlano solo italiano”. Vivono qui da 10 anni. Col tempo hanno comprato. «Coi soldi di Benko e un piccolo mutuo, ci siamo presi un’altra casa in una zona migliore. Non vedo l’ora». Per loro il “Kaufhaus” è una manna. Una dannazione, invece, per gli immigrati in affitto che ora non sanno dove andare.

Anche in questo ventre molle della città esiste una scala “sociale”. Ma gli immigrati di serie zeta (i senegalesi che vendono gli accendini, i pachistani dei fiori, i moldavi...), restano la stragrande maggioranza.

Mehmed, taglia le rose nel suo monolocale, dove vivono in tre. «Qui paghiamo poco (500 euro, ndr), non riusciamo a trovare niente, nessuno ci affitta. Finiremo sul fiume». Un altro moldavo sa solo che dovrà andarsene entro dicembre: «Dove non so, non posso pagare 700 euro al mese». Gli ambulanti senegalesi, terrorizzati da polizia e controlli, svaniranno tra l’Isarco, il Talvera e il Mayr Nusser.

Non è un mistero che la giunta Spagnolli abbia inserito il “Garibaldi” nel pacchetto Benko. Della serie: ripulisci la zona, se vuoi fare il Megastore. Benko è andato avanti come un rullo compressore. Ma la gente che in queste settimane ha perso la casa, non scompare nel nulla. E il nuovo “Residence Garibaldi” rinascerà da qualche altra parte. Sempre a Bolzano, ovviamente.

Luca Fregona

@lucafregona