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BOLZANO. «Fate attenzione ai funghi velenosi, nei boschi è pieno». Il Gruppo micologico Bresadola - che si prepara ad esporre al Museo di Scienze di via Bottai (da giovedì 28 settembre a domenica 1 ottobre) almeno 500 specie di funghi (tra commestibili, non commestibili e velenosi, comprese le specie potenzialmente mortali) - lancia un appello: «Attenti a quelli velenosi». In questo periodo nei boschi dell’Alto Adige si registra una forte crescita di funghi velenosi, tra cui quelli mortali, ed è per questo che l’associazione invita la popolazione a fare particolare attenzione.
«Bisogna innanzitutto stare attenti a non raccogliere e consumare Amanita falloide e Amanita velenosa e ancora diverse specie di Lepiota di piccola taglia e di Galerina. Si tratta di miceti che possono provocare danni gravi o irreparabili al fegato, fino alla sua totale distruzione. Spesso, l’intossicazione dovuta alle sopra citate specie richiede il ricovero in un reparto di rianimazione. Nei casi particolarmente gravi, la vita può essere salvata solo attraverso un trapianto di fegato». Gli esperti spiegano che i primi sintomi di avvelenamento non compaiono entro le prime ore dal pasto, ma solo a distanza di 6-12 (24) ore dal consumo del pasto di funghi e sono caratterizzati da vomito, grave diarrea, crampi addominali.
Le Amanite possono essere scambiate per Prataioli (di prati o bosco) o Tricolomi o Russule dello stesso colore e le Lepiote con piccoli esemplari di Mazze di tamburo/Ombrelloni. Le Galerine, invece, possono essere scambiate con piccoli funghi commestibili che crescono su legno. «Inoltre, in questo periodo - continuano gli esperti - nei boschi umidi di abete rosso è molto diffuso il Cortinario orellanoide che causa danni gravi ed irreversibili ai reni, fino alla loro totale distruzione. I primi sintomi di intossicazione sono caratterizzati da vomito, diarrea, sete intensa e astenia, compaiono a distanza di circa 2 giorni dall’ingestione».
Il Cortinario orellanoide è un fungo a lamelle, di colore arancio o rosso-brunastro, dotato di un umbone appuntito al centro del cappello. Il Cortinario orellano, invece, è molto simile al primo, ma è meno frequente e cresce soprattutto in boschi caldi e asciutti di latifoglie (Oltradige, Bassa Atesina). «I raccoglitori inesperti possono scambiare il Cortinario orellanoide con una serie di specie commestibili: Paragonfidio feltrato e Paragonfidio viscido, le due specie fungine comunemente chiamate “Chiodello” o “Chiodetto” in alcune regioni italiane. Un altro fungo molto diffuso nei nostri boschi è il Tricoloma tigre, che può essere scambiato con alcune specie del gruppo dei Tricolomi grigi o con i liofilli, comunemente chiamate “Moretti” e “Morette”. Attenzione: i primi sintomi di intossicazione compaiono entro le prime tre ore dopo l’ingestione del pasto fungino e sono caratterizzati da vomito, grave diarrea e crampi addominali che richiede il ricovero ospedaliero per più giorni».


