BOLZANO. All’indomani di un’elezione plebiscitaria il nuovo presidente di Assoimprenditori Stefan Pan, il re dello strudel, detta le linee guida per uscire dalla crisi. «In continuità con quanto fatto dal mio predecessore, Christof Oberrauch. Nessuno strappo», tiene a precisare.

Allora, presidente. Qual è la ricetta?

Nessuna ricetta, non ho mica la bacchetta magica. Però alcuni fattori mi sembrano determinanti per il futuro.

Quali?
Direi che il nostro sistema imprenditoriale deve marciare deciso nella direzione di un connubio tra innovazione e ambiente.

Che vuol dire?
Pensi a quei settori che ormai sono riconosciuti come un marchio di fabbrica dell’Alto Adige. Mi viene in mente la Clima house, ad esempio, cioè il riuscire a costruire tenendo conto dell’ambiente e quindi mettendo sul tappeto sistemi a basso consumo energetico che vadano d’accordo con il territorio circostante. D’altronde, siamo in una terra dove le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità Unesco e tutto ciò deve avere delle ricadute anche in campo economico.

Insomma, si dovesse trovare uno slogan per la sua presidenza quale potrebbe essere?

Visto quello che abbiamo detto potrebbe proprio essere: “Avanti tra innovazione e ambiente”. Anzi, ancor meglio: “Innovazione e ambiente a braccetto”.

Certo lei ben conosce la situazione generale di crisi che attanaglia l’economia. Una situazione che, pur con sfumature diverse, non lascia indenne neanche l’Alto Adige.

Ovvio, non me lo nascondo di certo. Ma, vede, noi imprenditori siamo abituati a dover gestire situazioni e mercati difficili. Quello che stiamo attraversando è uno di quei momenti. Ma, se c’è lo spirito giusto, si riesce a gestire tutto.

E l’imprenditoria altoatesina in che stato di salute è?
In linea generale siamo preparati. Anche per alcuni motivi di fondo ben precisi.

E quali sono?
Abbiamo delle imprese che sono molto radicate sul territorio, perlopiù di piccole e medie dimensioni. E quindi, proprio per le dimensioni delle imprese, il rapporto con i dipendenti è forte. E’ un po’, per usare un’immagine che tutti capiscono, come lavorare in famiglia guardando al futuro dei propri figli. Da questo punto di vista siamo uniti. E non può che essere un bene.

Mediamente, l’impresa altoatesina quanti dipendenti ha?

Ci sono imprese che arrivano anche ai 35 dipendenti.

Lei parlava della necessità di avere lo spirito giusto per uscire da momenti difficili. Ma basta? Non ci vuole anche qualcos’altro?

Lo spirito giusto è la base. Poi, c’è un aspetto negativo dell’essere mediamente piccoli, me ne rendo ben conto. Ed è la bassa capitalizzazione. E su questo dobbiamo lavorare per riuscire ad avere le spalle un po’ più larghe di quanto le abbiamo adesso. Anche perché, in tempi di crisi, subentra spesso e volentieri la “trappola” della liquidità.

Per avere le spalle più larghe che si deve fare?

Un maggiore accesso al credito. Mi rendo ben conto che anche le banche sono sotto pressione perché devono rispettare regole europee che sono assai più rigide di una volta, però le aziende hanno bisogno di un fiato lungo, di respiro per riuscire a superare il momento. In attesa che l’economia si riprenda. E sono convinto che la ripresa ci sarà.

Però, intanto, c’è bisogno di soldi.

Certo e sono convinto che la liquidità possa essere agevolata dai consorzi di credito che abbiamo in provincia.

Appunto, secondo lei questa volontà delle banche di allargare i cordoni della borsa c’è o no?

Guardi, se le banche sono controassicurate dal Confidi penso che tutto possa essere molto più semplice. E la quadratura del cerchio possa riuscire.

Le aziende locali lavorano soprattutto qui o hanno la capacità di investire anche fuori dai confini provinciali e nazionali assumendosi quindi maggiori rischi?

Nonostante tutto, la voglia di rischiare aumenta anche perché, nella maggior parte dei casi, la conoscenza di più lingue ci permette di avere almeno due mercati: quello italiano e quello dell’area tedesca, Austria e Germania. Da noi c’è una vocazione all’export molto più alta, in particolar modo se paragonata ad altri territori dell’Italia del nord, ad esempio.

Lei dice, in parole povere, che c’è propensione ad uscire dai confini provinciali.
Sì, abbiamo una marcia in più. Come detto, anche per via delle lingue. Solo se usciamo, andiamo all’estero, ci confrontiamo con altri mercati, possiamo “giocare” in serie A. Dobbiamo saper crescere e investire nella formazione e nell’innovazione. Per fare tre passi è necessario avere accesso al credito, anche per rispondere al momento congiunturale, ma per arrivare a dieci c’è bisogno di altro: di innovazione e formazione, appunto. Senza non si va da nessuna parte.

Di formazione si parla da sempre ma non è sempre facile “accedervi”, diciamo così.

Guardi, il Leos (l’organizzazione per l’export della Camera di commercio), è una struttura con la quale abbiamo una collaborazione forte e importante. E’ capace di prendere per mano e aiuta le piccole aziende, ma anche quelle più grosse, per fargli conoscere nuovi mercati. Insegna ad entrare in questi nuovi territori e non è cosa da poco.

Alla Provincia di Bolzano avete qualcosa da chiedere? Qual è il rapporto?

E’ un rapporto senz’altro proficuo, profondo e molto positivo. Chiediamo di aiutarci, dove c’è la possibilità di avere contributi, affinchè vi sia un ritorno il più importante possibile. E questo si può verificare solo se i contributi sono centrati e mirati nella direzione della ricerca e dello sviluppo applicati alle nostre aziende. Investendo con oculatezza, messo un euro se ne ricavano tre. E’ per questo che sono nettamente contrario ai sussidi a pioggia come si faceva fino a qualche tempo fa.

Per fare ricerca e sviluppo non servono solo i soldi.
No di certo. E’ sempre più importante la collaborazione con l’università ma anche con l’istituto Fraunhofer e l’Eurac Tis. Bisognerà però coordinare meglio questi istituti perché hanno delle potenzialità ampie e quindi, insieme, possiamo fare parecchio di più.

Può indicare tre direzioni progettuali che ha in testa e che caratterizzeranno la sua presidenza?

Essere sempre disponibile a spiegare i fatti e i contesti dentro i quali ci troviamo ad operare. Spiegare le necessità in maniera pacata e corretta per riuscire a dialogare con tutti. E, infine, ribadisco e continuerò ad insistere, spinta innovativa e apertura a nuovi mercati.

E’ fiducioso?

Da parte degli imprenditori, come dei dipendenti, c’è voglia di fare. Di questo sono orgoglioso. Ciò che mi preoccupa, semmai, sono le turbolenze e i collassi finanziari a livello internazionale.

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